4 - Le risorse finanziarie

Trovare i fondi per finanziare l'impresa
 

4.1 - Il capitale per l'avvio d'impresa

La nostra azienda, nei suoi primi tempi di vita, non sarà finanziariamente autonoma. All’inizio dovremo acquistare, ad esempio, degli impianti: e questo significherà anticipare grosse somme. Dovremo acquistare inoltre materie prime, merci, materiali vari: anche per questo servirà del denaro.

In questi primi tempi, la gestione non sarà in grado, da sola, di coprire con le sue entrate tutte queste uscite. Le vendite infatti si svilupperanno soltanto con il passare del tempo, in modo lento e graduale e, comunque, sempre successivamente al costo iniziale per costituire ed avviare l’azienda.

Queste semplici osservazioni bastano a far capire quanto sia importante stabilire:

  • quanti soldi ci servono per partire, ovvero quantificare il fabbisogno finanziario iniziale in rapporto agli investimenti che dobbiamo fare;
  • dove prendiamo i soldi, ovvero individuare le giuste fonti di finanziamento con le quali soddisfare tale fabbisogno.

Come raggiungere questo obiettivo? Chiariamoci un po’ le idee, senza la pretesa di diventare dei maghi della finanza.

Il primo passo, lo abbiamo accennato, sta nel capire quale sia il nostro fabbisogno finanziario.

Un’errata comprensione di esso, infatti, renderà necessario rinegoziare successivamente – e a condizioni spesso più onerose – le somme mancanti, falsando così tutte le nostre previsioni sia finanziarie che economiche.

Il fabbisogno finanziario è sostanzialmente di due tipi.

  • Il fabbisogno strutturale: riguarda quegli investimenti – impianti, immobili, automezzi, ecc. che concorrono a definire la struttura, ossia l’ossatura permanente dell’impresa. In proposito si parla anche di capitale fisso.
  • Il fabbisogno corrente: riguarda le attività di acquisto, produzione e vendita che dobbiamo svolgere quotidianamente. Esso deve coprire principalmente:

-   le scorte (di materie prime, semilavorati, prodotti…);
-   i crediti da concedere ai clienti;
-   un minimo di riserve liquide che ci permettano di affrontare eventuali difficoltà finanziarie.

È questo che si intende con il termine di capitale circolante o di esercizio.

Ogni impresa, dunque, ha bisogno di un fondo di capitale che le serve:

• per creare e alimentare la sua struttura permanente (gestione strutturale);
• per avviare e alimentare le sue attività operative (gestione corrente).

L’ammontare di tale fondo è sostanzialmente legato alle dimensioni aziendali ed è soggetto a variazioni periodiche, in rapporto al volume delle operazioni di acquisto, produzione e vendita quotidianamente svolte.

I problemi finanziari nella fase di avvio dell'impresa

Nelle prime fasi di vita la situazione finanziaria dell’impresa presenta solitamente le seguenti caratteristiche:

• il fatturato tende a crescere, ma troppo lentamente per coprire in breve tempo i costi iniziali;
• gli investimenti in capitale fisso sono inizialmente piuttosto elevati (soprattutto per quanto riguarda le immobilizzazioni materiali: impianti, attrezzature ecc.),1 anche se tendono a diminuire nel tempo;
• gli investimenti in capitale circolante risultano anch’essi, in genere, consistenti: in fase di avvio è spesso necessario, infatti, concedere notevoli dilazioni di pagamento ed avere liquidità sufficiente per far fronte ad ogni necessità;2
• la capacità di autofinanziamento è in genere limitata, tanto più se l’impresa è costretta, per ragioni competitive, a praticare prezzi inferiori a quelli medi dei concorrenti.

Anche i costi di produzione sono alti, perché influenzati negativamente dai limitati volumi produttivi. Tutto ciò determina una situazione di rilevante fabbisogno finanziario, tanto più elevato quanto maggiore è il tasso di sviluppo del fatturato.

L’inizio è sempre in salita

Abbiamo detto che ogni nuova impresa parte quasi sempre in perdita, e comincia a guadagnare solo a partire da un determinato momento (detto «break-even point» o punto di pareggio gestionale).3

In termini tecnici, il modello di sviluppo finanziario di una nuova impresa presenta i seguenti caratteri fondamentali:

• flussi di cassa annuali negativi fino al momento di avvio della produzione;
• flusso di cassa cumulativo4negativo fino alla fase di consolidamento dell’attività;
• progressiva crescita della dipendenza da risorse finanziarie esterne 5per un periodo piuttosto lungo (4/5 anni);
• raggiungimento della capacità di rimborso dei finanziamenti in una fase ancor più ritardata.6

Tale situazione è schematizzata nella tavola seguente.


1  Esistono inoltre le immobilizzazioni immateriali (marchi e brevetti, costi di ricerca e sviluppo ecc.), costituite da beni non tangibili che hanno un’utilità pluriennale.
2  In alcuni tipi di attività (soprattutto commerciali e manifatturiere) è inoltre opportuno assicurarsi una disponibilità di magazzino che consenta di soddisfare in breve tempo le richieste dei clienti.
3  Il break-even point o «punto di pareggio» rappresenta il quantitativo minimo di merci prodotte e vendute, al di sopra del quale l’impresa comincia a guadagnare (vedi diagramma cartesiano nel capitolo seguente).
4  Ricordiamo che il flusso di cassa è la differenza tra entrate e uscite monetarie registrate in un determinato periodo, di solito annuale. Se si considera invece un periodo pluriennale si parla di «flusso di cassa cumulativo», che rappresenta la somma dei flussi di cassa registrati annualmente (es. se ogni anno l’impresa guadagna 100 € il flusso di cassa cumulativo è di 100 € il primo anno, di 200 € il secondo, di 300 € il terzo e via discorrendo).
5  Credito bancario, finanziamenti agevolati, finanziamenti di terzi, ecc. Vedi paragrafo successivo.
6  Individuabile in funzione del tasso di incremento dei flussi di cassa annuali positivi, del tasso di sviluppo del capitale investito, del rapporto di indebitamento.

Mappa

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4.2 - Le fonti di capitale

Individuato il fabbisogno di capitale occorre trovare il modo per soddisfarlo. Vediamo, dunque, quali sono le risorse o «fonti di finanziamento» a cui l’imprenditore può attingere.

Distinguiamo innanzitutto tra:

• fonti finanziarie internecapitale proprio»);
• fonti finanziarie esternecapitale di terzi» o di credito).

Le fonti finanziarie interne

I finanziamenti con capitale proprio (detto anche «capitale a pieno rischio»)1 provengono dall’imprenditore stesso: sono cioè «conferiti» (ovvero versati) direttamente dal titolare o dai titolari all’atto della costituzione (capitale di conferimento iniziale) e/o in momenti successivi (aumenti di capitale proprio).

Tali finanziamenti presentano le seguenti caratteristiche:

• non devono essere rimborsati ad una scadenza prefissata: sono destinati infatti a rimanere investiti nell’impresa in modo duraturo, generalmente fino alla sua liquidazione (cioè alla cessazione dell’attività);
• non comportano il pagamento di un vero e proprio interesse: il capitale proprio infatti viene remunerato con l’eventuale utile prodotto dalla gestione;2
• sono soggetti totalmente al rischio d’impresa: un cattivo andamento della gestione può portare infatti a una loro «erosione» o, addirittura, alla loro totale perdita.

Per il fatto di non avere una scadenza determinata, i finanziamenti con capitale proprio vengono di solito destinati all’acquisizione di beni immobilizzati (capitale fisso).

È importante poi sottolineare che sono finanziamenti con capitale proprio anche quelli derivanti dal mancato prelevamento degli utili conseguiti e reinvestiti all’interno dell’impresa, attraverso l’accantonamento nei fondi di riserva. Si parla, in questo caso, di autofinanziamento.

Spesso è proprio l’autofinanziamento la fonte finanziaria più preziosa per le piccole e medie imprese. E questo, più che al momento della costituzione (in quanto ancora non si sono conseguiti utili) in tutte le successive fasi di sviluppo e consolidamento.

Indubbiamente il mancato prelievo degli utili rappresenta un sacrificio per l’imprenditore. Solo in questo modo, però, la piccola impresa può crescere ed al tempo stesso rendersi, almeno in parte, indipendente dalle banche e da altri finanziatori esterni.

Indipendente, e quindi:

• meno soggetta a condizionamenti e pressioni;
• più libera, di conseguenza, nel definire le proprie scelte imprenditoriali;
• meno soggetta a possibili timori e comportamenti negativi di banche (che possono chiudere improvvisamente i «rubinetti del credito») e fornitori (che ad esempio possono chiedere da un momento all’altro i pagamenti non più a 90 gg. ma a 30 gg. o addirittura «pronta cassa»).


1 Così detto perché può essere intaccato dalle perdite di gestione. In tal caso il rischio dell’investimento – trattandosi di soldi propri del titolare – ricade al cento per cento su di lui e non su soggetti esterni finanziatori.
2 Con un compenso quindi non predeterminato e variabile.

Le fonti finanziarie esterne

I finanziamenti con capitale di terzi (o «di credito») provengono invece da soggetti estranei all’impresa: si tratta di prestiti concessi da banche, società finanziarie in senso lato o privati.

Tali finanziamenti presentano le seguenti caratteristiche:

• non sono soggetti al rischio d’impresa o, per essere più precisi, lo sono in modo limitato, nel senso che sono sottoposti al rischio di un’eventuale insolvenza da parte dell’imprenditore;1
• devono essere rimborsati ad una scadenza prefissata, eccetto casi particolari;2
• comportano il pagamento di un interesse, che può essere esplicito (chiaramente evidenziato con un tasso percentuale) o implicito (già compreso nella somma da restituire alla scadenza).

 

Capitale proprio

Capitale di terzi

Assoggettamento al rischio d’impresa

no

Rimborso a scadenze determinate

no

Pagamento di un interesse

no

Il rapporto tra capitale proprio e capitale di terzi

Capitale proprio e capitale di terzi dovrebbero essere in un rapporto equilibrato, ma non esistono regole generali al riguardo.3

• In generale si può dire che se il capitale proprio è molto inferiore al capitale di terzi impiegato nell’azienda, il rischio imprenditoriale aumenta considerevolmente.
• Tuttavia, se i «fondamentali» dell’impresa sono buoni – e in presenza di certe condizioni – un ricorso ponderato a fonti esterne può innescare un meccanismo virtuoso di crescita.4

Oltre che in base alla fonte di provenienza, i finanziamenti devono essere distinti secondo la loro durata. Si hanno così:

• finanziamenti a breve termine, la cui durata non supera in genere un anno e mezzo (18 mesi);
• finanziamenti a medio-lungo termine, che possono essere ulteriormente distinti in:

finanziamenti a medio termine: tra i 18 mesi e i 5 anni;
finanziamenti a lungo termine: oltre i 5 anni.

In base alla «regola d’oro bancaria» (cosiddetta «congruenza delle scadenze»)5 è opportuno che:

• gli investimenti a lungo termine (immobilizzazioni) siano finanziati con capitale a lungo termine (soprattutto capitale proprio – se possibile – e capitale di terzi a lungo termine);
• i fabbisogni con scadenze brevi (scorte, liquidità e crediti dei clienti) siano finanziati con capitale di terzi a breve termine.

Ignorando tale principio un’azienda può andare incontro a problemi di liquidità malgrado il fatto che disponga di risorse sufficienti.

Questa regola, però, non è sempre applicabile, poiché non prende in considerazione aspetti variabili che dipendono dal settore e dall’impresa.


1  Anche in tal caso, però, essi vantano un «diritto di precedenza» rispetto al rimborso del capitale proprio: ciò significa che, in caso di liquidazione dell’azienda, vengono dapprima rimborsati i capitali dei terzi e poi il capitale proprio dell’impresa.
2  Sono i casi in cui il creditore ha la possibilità di revocare il finanziamento in qualsiasi momento: ciò accade, ad esempio, in alcune forme di prestito bancario.
3  Secondo una «scuola di pensiero», nella situazione ottimale, si ritiene che in genere il capitale proprio quale base di ogni impresa dovrebbe equivalere al capitale di terzi. Affinché si possa avere una certa sicurezza, presso le aziende manifatturiere dovrebbe costituire comunque almeno il 40% e nelle aziende commerciali il 30%.
Ma nella maggior parte dei casi questo è difficilmente fattibile. Il caso emblematico è quello delle società a responsabilità limitata, che vengono spesso costituite e mantenute con un capitale sociale di 10.000 euro, quello minimo previsto dalla legge, indipendentemente dal fatturato e dalle dimensioni dell’attività.
4  Vedi più avanti l’ultimo paragrafo «La gestione dei debiti» e il capitolo 13 «La gestione aziendale».
5  Vedi sotto, paragrafo «La gestione dei debiti».

4.3 - I finanziamenti a breve termine

I prestiti a breve termine si ottengono per lo più dagli istituti di credito ordinario, le banche propriamente dette.

Le forme tecniche con cui tali prestiti possono essere concessi sono molteplici ma in sostanza si riconducono a due gruppi:

• crediti di cassa;
• crediti di firma.

I crediti di cassa

Col credito di cassa la banca mette a disposizione del cliente una somma di denaro stabilita.

I principali crediti di cassa sono:

• lo scoperto di conto corrente;
• lo sconto del portafoglio commerciale;
• l’anticipo su fatture e su ricevute bancarie.

► Con lo scoperto di conto corrente – o apertura di credito in c/c – la banca tiene a disposizione del cliente una determinata somma di denaro su un conto corrente; in genere l’accreditato può utilizzare il credito a più riprese, purché mantenga un certo equilibrio tra i prelevamenti e le rimesse.

L’apertura di credito può essere:

• allo scoperto, cioè senza garanzia: ovviamente viene concessa solo a clienti con una certa consistenza patrimoniale;
• garantita: viene concessa dalla banca a fronte di una garanzia personale (fidejussione) o reale (pegno, ipoteca).

Lo scoperto di conto corrente è la linea di credito più utilizzata, e anche la più costosa per il cliente. Consiste nella possibilità di utilizzare in qualunque momento ed in qualsiasi modo le somme messe a disposizione dalla banca, di norma senza preavviso e senza particolari obblighi di restituzione in termini temporali. Si tratta sicuramente di una linea di credito comoda per l’impresa. Tuttavia le banche affidanti ne preferiscono un utilizzo moderato e saltuario: in caso contrario tendono a ridurla o a revocarla.

► Lo sconto del portafoglio commerciale consiste nello «smobilizzo» (cioè nella conversione in denaro)1 dei crediti legati allo svolgimento dell’attività, purché incorporati in un documento di natura cambiaria (cambiali tratte e pagherò, che costituiscono titoli di credito).2

Con lo sconto di portafoglio commerciale la banca «sconta» – cioè anticipa – al cliente l’importo di un credito verso terzi non ancora scaduto;3 a sua volta il cliente cede il credito alla banca salvo buon fine (cioè con l’obbligo di restituire alla banca la somma anticipata in caso di insolvenza del debitore).

L’utilizzo delle cambiali nelle operazioni commerciali ha subito nel corso degli anni un progressivo rallentamento, per cause sia di tipo commerciale che di ordine fiscale. Al posto delle cambiali le imprese hanno preferito utilizzare sempre più le ricevute bancarie («Riba»).
La ricevuta bancaria è un ordine di incasso disposto dal creditore alla propria banca (banca assuntrice) e da quest’ultima trasmesso alla banca del debitore (banca domiciliataria) la quale provvede ad inviargli un avviso di pagamento.

► Gli anticipi su fatture e ricevute bancarie vengono concessi dalla banca dietro presentazione, come le cambiali, dei relativi documenti. Ma a differenza delle cambiali, le fatture e le ricevute bancarie non sono titoli di credito ma semplicemente documenti che attestano l’esistenza di un credito e, quindi, di un diritto alla riscossione di una determinata somma.
L’anticipo salvo buon fine (s.b.f.) su fatture commerciali e ricevute bancarie è un’operazione piuttosto diffusa che è andata progressivamente a sostituire lo sconto di cambiali. Ciò però a condizione che il cliente sia ritenuto affidabile: la banca, sulla base di una preventiva analisi delle condizioni economiche, patrimoniali e finanziarie dell’impresa, concede un affidamento e provvede, nei limiti dello stesso, ad accreditare la somma corrispondente al valore dei documenti presentati, riservandosi comunque il diritto di annullare l’accredito in caso di mancata riscossione.4


1  Lo «smobilizzo» è l’operazione con la quale si converte in denaro liquido un bene o un investimento mobiliare o immobiliare. Lo sconto di portafoglio commerciale fa parte del cosiddetto «smobilizzo crediti», definito anche come «castelletto bancario», categoria piuttosto ampia che riguarda quelle linee di credito che consentono la conversione in liquido dei crediti che il soggetto richiedente vanta nei confronti di soggetti terzi.
2  Esistono due tipi di cambiale:• cambiale tratta: con essa il traente (la persona che emette la cambiale) dà ordine al trattario (la banca autorizzata dal traente) di pagare una somma al beneficiario portatore del titolo;• pagherò cambiario o vaglia cambiario: con esso l’emittente fa una promessa incondizionata di pagare al beneficiario del titolo una certa somma in un dato luogo ad una determinata scadenza, indicati sulla cambiale stessa.
3  A tal fine occorre che la banca conceda al cliente un fido c.d. «di castelletto» (che rappresenta l’importo massimo di cambiali che possono risultare in rischio presso la banca) e che esista un c/c ordinario collegato al rapporto di portafoglio, sul quale confluiranno le presentazioni e gli insoluti (titoli non pagati alla presentazione, ma non protestati).
4  In questo caso però, a differenza dello sconto cambiario, gli interessi verranno conteggiati solo in via posticipata, cioè al termine dell’operazione, e solo in relazione all’effettivo utilizzo della linea di credito.

I crediti di firma

Col credito di firma la banca si impegna a pagare eventuali debiti del cliente verso terzi. Il cliente che dispone di un credito di firma viene agevolato nell’acquisto di merci o di servizi, in quanto il terzo sa di potersi rivolgere comunque alla banca per il pagamento.

I crediti di firma sono principalmente:

• l’avallo;
• la fidejussione bancaria;
• il credito documentario e l’accettazione bancaria.

► Con l’avallo la banca garantisce un pagherò emesso dal proprio cliente, o una tratta accettata dallo stesso. La firma della banca garantisce il buon fine dell’effetto, facilitando gli scambi commerciali e l’accesso del beneficiario allo sconto bancario.

► La fidejussione bancaria costituisce il credito di firma per antonomasia, e consiste in una garanzia che la banca rilascia «a propria firma» nell’interesse di un cliente e a favore di terzi. Il creditore ha così la certezza che il proprio credito verrà pagato, se non dal debitore principale, dalla banca che ha sottoscritto la garanzia.

► Il credito documentario riguarda principalmente il commercio con l’estero.1 Può essere definito come l’impegno scritto e irrevocabile di una banca (emittente) emesso per ordine di un compratore (ordinante) a favore di un venditore (beneficiario) ad effettuare un pagamento contro presentazione di determinati documenti giudicati conformi ai termini e alle condizioni indicate. Assume spesso la forma dell’accettazione bancaria (vedi sotto).

► L’accettazione bancaria consiste in una tratta spiccata da un cliente su una banca, e sottoscritta «per accettazione» da quest’ultima, che assume il ruolo di obbligato principale (sulla base, ovviamente, di accordi presi precedentemente con il cliente). In tal modo il titolo diventa negoziabile sul mercato finanziario. È spesso legata, come accennato in precedenza, ad operazioni di commercio internazionale, in cui la banca assume il ruolo di «garante». In definitiva, questo tipo di strumento risponde sia ad esigenze di tipo commerciale (garantire un venditore estero), sia di tipo finanziario (possibilità di negoziare l’effetto).


1 In queste operazioni il principale rischio che ciascuna parte si trova a fronteggiare è l’inadempimento contrattuale della controparte (mancata o tardiva spedizione della merce da parte del venditore; mancato pagamento da parte dell’acquirente). Il credito documentario nasce appunto per limitare questo rischio: chi spedisce (il venditore) può fare infatti affidamento sul fatto che, se rispetterà tutte le condizioni del credito, verrà pagato da una banca, mentre chi riceve (l’acquirente) sa che la propria banca pagherà solo a fronte di presentazione di documenti conformi, e che in particolare la spedizione ha avuto luogo nei modi e nei termini prestabiliti.

Le dilazioni di pagamento

Oltre al credito di finanziamento, rappresentato da veri e propri prestiti, rientra nell’ambito dei finanziamenti a breve termine anche il credito di funzionamento (detto anche «mercantile» o «di fornitura»). Esso è costituito dalle dilazioni di pagamento (per esempio a 30, 60, 90 giorni ecc.) concesse dai fornitori in occasione dell’acquisto di merci o servizi.

In questi casi l’interesse è generalmente implicito, cioè dato da una maggiorazione del prezzo delle merci acquistate a credito.

Leasing e factoring

Da tempo alle operazioni di finanziamento più «tradizionali» se ne sono affiancate altre, dettate dall’evoluzione dei rapporti economici: il leasing e il factoring. Tali operazioni vengono in genere poste in essere da società finanziarie, attive nel settore del «parabancario».

►Il leasing (o «locazione finanziaria») prevede, con modalità e clausole variabili, la possibilità per l’impresa di «affittare» beni strumentali, pagando dei canoni periodici e riservandosi la possibilità di acquisirne la proprietà pagando un «riscatto» alla scadenza del contratto.

►Il factoring consiste nella cessione dei propri crediti commerciali, rappresentati da fatture, ad un intermediario specializzato – il «factor» – che ne anticipa l’importo, scontandolo e trattenendone una quota a titolo di garanzia. Il factor provvede poi alla riscossione del credito e a tutte le operazioni connesse, sollevando così l’impresa dall’intera gestione crediti. Al finanziamento vero e proprio si aggiunge quindi un servizio.

4.4 - I finanziamenti a medio-lungo termine

Il finanziamento durevole per eccellenza è rappresentato dal capitale proprio, e questo per i motivi in precedenza chiariti. Tra i finanziamenti durevoli esterni, invece, il più importante e più conosciuto è il mutuo.

►Il mutuo viene in genere erogato da istituti di credito dietro prestazione di idonee garanzie. Il rimborso avviene in genere mediante pagamento di rate periodiche (mensili, semestrali), comprensive sia del rimborso di una quota capitale che degli interessi maturati.

Fra i finanziamenti durevoli esterni rientrano inoltre alcuni tipi di finanziamenti agevolati, erogati principalmente dall’Unione Europea, dallo Stato e dalle Regioni, oltreché da enti pubblici di varia natura.1


1 Per saperne di più vedi il capitolo «Gli incentivi per le imprese».

4.5 - Il rapporto con le banche

La prima cosa che viene in mente per reperire risorse finanziarie è chiedere un prestito ad una banca.1 Va detto subito che si tratta di una strada:

• non particolarmente economica, dato che gli interessi sono piuttosto elevati;
• non agevole, in quanto gli istituti di credito non concedono prestiti con troppa facilità.

Nell’attuale recessione economica, le banche stanno progressivamente riducendo prestiti e affidamenti alle imprese, e valutano con sempre maggiore attenzione le nuove richieste di finanziamento. Le imprese sono oggi vittima di una vera e propria stretta creditizia (il cosiddetto «credit crunch»), che rappresenta probabilmente l’aspetto più grave della crisi finanziaria globale.

Nonostante ciò, è importante capire come interagire al meglio con le banche e come instaurare con esse un rapporto di collaborazione proficuo per entrambe le parti.2


1  Le informazioni di questo paragrafo sono liberamente tratte dall’opuscolo «I rapporti con le banche», realizzato nell’ambito del Progetto «GreenLight» della Provincia di Treviso.
2  Ciò anche alla luce dell’accordo internazionale di vigilanza prudenziale sui requisiti patrimoniali delle banche, firmato a Basilea (meglio noto come «Basilea II»), entrato di fatto in vigore dal 1º gennaio 2008 e tuttora vigente.
A partire dagli anni novanta la gestione del credito da parte di numerose banche si è rivelata infatti poco prudente e ci si è accorti dei limiti del quadro normativo in base al quale valutare il rischio connesso ai prestiti concessi dalle banche alle imprese.

La logica di Basilea II – e quella del futuro accordo «Basilea III», che al momento in cui si scrive dovrebbe entrare in vigore entro il 1° gennaio 2019 – ruota intorno all’idea che le banche dei Paesi aderenti non debbano assumere rischi eccessivi e debbano tutelarsi dai rischi accantonando quote di capitale proporzionate al rischio assunto, valutato attraverso lo strumento del «rating» (valutazione).
Lo scopo dell’accordo è assicurare una maggiore stabilità del sistema bancario e di modificare il rapporto tra banca e impresa, fondandolo su fiducia reciproca ed informazioni reali, da aggiornarsi continuamente, vincolando il credito alla effettiva capacità di produrre reddito in prospettiva di una crescita futura e non solo degli obiettivi a breve termine.

Scegliere la banca

Una volta stabilito il finanziamento necessario per avviare e gestire l’impresa, occorre selezionare, tra i diversi istituti bancari, quello a cui rivolgersi per il prestito.

►Una prima scelta va fatta tra banche nazionali e banche locali.

Le prime hanno una copertura totale del territorio e sono istituti di grandi dimensioni che offrono ai propri clienti un’ampia gamma di servizi quali depositi, crediti, titoli, gestione del risparmio, home banking, ecc.
Le seconde, invece, operano solo in alcune regioni e sono di dimensioni più ridotte. Pur essendo nate come banche locali, oggi molte di esse hanno raggiunto dimensioni di livello nazionale, come per esempio le banche popolari e quelle di credito cooperativo.

Normalmente, se non si ha bisogno di servizi complessi, rivolgersi ad una banca locale comporta maggiori possibilità di successo: anche se le banche utilizzano criteri di giudizio molto simili, tuttavia con le banche a vocazione locale – in linea di massima più sensibili allo sviluppo del territorio – si può puntare su argomenti quali i vantaggi apportati dalla nuova azienda al contesto locale (creazione di nuova occupazione, ritorno d’immagine ecc.).

► Una seconda scelta riguarda la vicinanza o la distanza della banca con l’impresa.

Trovare un istituto di credito nei pressi della propria azienda facilita senz’altro i rapporti e consente contatti continui e costanti.

► Un ulteriore aspetto da considerare riguarda il numero di istituti a cui rivolgersi: niente, infatti, vieta di richiedere un prestito a più banche. In alcuni casi, se il finanziamento viene suddiviso e richiesto a più istituti, tale soluzione può essere conveniente per diversi motivi:

• il rischio per ciascuna banca diventa minore e quindi aumenta la probabilità di successo nell’ottenere il finanziamento;
• è possibile ottimizzare i finanziamenti sfruttando al meglio la diversificazione delle varie offerte;
• avere un rapporto esclusivo con una sola banca può rappresentare un elemento di rischio per l’impresa, la quale non potrebbe contare su un’alternativa immediata in caso di problemi.

Ottenere un finanziamento

Da sempre – e non solo in tempi di crisi come gli attuali – nel concedere prestiti e finanziamenti gli istituti bancari si tutelano contro il rischio che il debitore non paghi e, di conseguenza, contro la possibilità di perdere denaro. È per questo motivo che la banca richiede all’imprenditore delle garanzie, le quali variano a seconda della tipologia di finanziamento.

►La garanzia più importante richiesta in genere dalle banche è quella cosiddetta «reale», in cui il patrimonio del debitore (in beni mobili e immobili) è posto dalla legge a garanzia dei crediti.1

Un secondo tipo di garanzia molto richiesta, che rientra nei crediti di firma a cui abbiamo sopra accennato, è quella «personale», di cui la fidejussione rappresenta il caso più tipico.2

►In seconda battuta, il nuovo imprenditore viene valutato per il tipo di attività che intende avviare e per il profilo di rischio associato al progetto. Occorre provare la serietà della propria iniziativa e dimostrare – numeri alla mano – buone previsioni di gestione almeno per i primi tre anni di vita della nuova impresa: in altri termini è indispensabile presentare un business plan dettagliato e accurato, con i relativi bilanci preventivi di conto economico, stato patrimoniale e rendiconto finanziario.

► In terza battuta, le probabilità di ottenere un credito possono aumentare in modo significativo se l’impresa presenta anche i seguenti requisiti:

• vocazione all’internazionalizzazione, ovvero capacità di esportare e di presidiare i mercati esteri (in presenza di un’economia domestica stagnante, infatti, le potenzialità di sviluppo non possono che orientarsi oltre confine);
• capacità di aggregazione e di innovazione, anche attraverso le possibilità offerte dai consorzi export (che consentono di raggiungere le dimensioni aziendali necessarie per operare con successo sui mercati esteri) e dai nuovi «contratti di rete»,3 che permettono di ottimizzare competitività e capacità innovativa.

Ricordiamo che le banche sono aziende a tutti gli effetti e quindi sempre alla ricerca di buoni clienti. Se oltre alla richiesta di credito verranno avviati altri rapporti, quali il conto corrente dell’impresa, il conto personale dell’imprenditore e dei suoi eventuali collaboratori oppure la richiesta di assistenza per l’accesso alle opportunità agevolative, la banca potrà mostrarsi maggiormente disponibile anche a concedere crediti.


1  Nello specifico, le garanzie reali possono essere di due tipi: • il pegno, cioè il diritto che il creditore vanta su di un bene impegnato appunto dal debitore a garanzia del pagamento della somma ottenuta; • l’ipoteca, cioè il diritto che il creditore vanta su un bene immobile (ad esempio una casa, un ufficio o uno stabilimento) sempre a garanzia della restituzione del prestito accordato. Se alla scadenza del prestito il debitore non paga, la banca si appropria dei beni dati in pegno o ipotecati e, attraverso la loro vendita, rientra delle somme prestate.
2  Come sopra accennato la fidejussione è un atto con cui un soggetto terzo garantisce un creditore per un debitore. La banca, nel caso in cui il debitore non paghi, o non paghi del tutto, ha il diritto di chiedere il pagamento del debito al terzo fideiussore, ovvero al garante.
3  L’art. 3, comma 4-ter, della Legge n. 33/2009 prescrive che con il «contratto di rete» due o più imprese si obbligano a esercitare in comune una o più attività economiche rientranti nei rispettivi oggetti sociali allo scopo di accrescere la reciproca capacità innovativa e la competitività sul mercato. A differenza dei distretti, i contratti di rete rappresentano una forma stabile di aggregazione e non sono legati alla territorialità, in quanto le imprese che li costituiscono non sono soltanto quelle presenti in una determinata zona geografica.

I confidi

Da diversi anni sono soprattutto le imprese più piccole ad avere le più forti difficoltà di accesso al credito bancario. Per questo è sempre più importante la funzione dei Consorzi di Garanzia Collettiva dei Fidi (Confidi), che favoriscono l’accesso al credito delle micro, piccole e medie imprese attraverso un meccanismo mutualistico di garanzia.

I Confidi nascono come espressione delle Associazioni di categoria – con il sostegno concreto delle Camere di commercio – nei comparti dell’industria, del commercio, dell’artigianato e dell’agricoltura. Dal nuovo Accordo sul Capitale Basilea II, il ruolo svolto dai Confidi è diventato cruciale per assicurare una corretta classificazione dei clienti in base al grado di rischiosità e quindi del merito creditizio.

Mentre le banche delineano i modelli di rating basandosi soprattutto su parametri quantitativi (statistici e tendenziali), i Confidi si basano su parametri qualitativi, fornendo agli istituti di credito una serie di informazioni sull’azienda e sulla sua reputazione, nonché valutando le prospettive di sviluppo del territorio e del settore. Essi svolgono, quindi, una funzione di «ponte» tra le banche e le piccole e medie imprese.

4.6 - La gestione dei debiti

Abbiamo visto che il mercato offre una vasta scelta di finanziamenti, che variano per ente erogatore, durata, caratteristiche tecniche e costo. Ma come scegliere? E, soprattutto, fino a che punto è conveniente ricorrere a un prestito?

Rispondere a queste domande non è facile. Tuttavia qualche regola di carattere generale esiste, fermo restando che ogni imprenditore dovrà poi scegliere in base alla sua situazione personale ed alle condizioni del «mercato finanziario» in cui opera.

► Abbiamo già detto che per quanto concerne la durata dei finanziamenti, la «regola d’oro» generale è quella di impiegare capitali omogenei rispetto al fabbisogno da coprire. Ricordiamo quindi che:

• il fabbisogno corrente deve essere coperto da finanziamenti a breve termine;
• il fabbisogno strutturale, al contrario, da finanziamenti di più lunga durata.

Il perché è evidente: si tratta di assicurare la maggior corrispondenza temporale possibile tra durata del fabbisogno e durata dei finanziamenti.

► Per quanto concerne, poi, il «mix» tra fonti interne ed esterne di finanziamento occorre fare una considerazione in apparenza paradossale:un certo grado di indebitamento è indispensabile per ogni impresa. Anzi, un’impresa sana, poste determinate condizioni, più si indebita più guadagna. Pare strano? Eppure è così che funziona il principio della «leva finanziaria»,1 come si potrà comprendere leggendo su «La gestione aziendale».

In ogni caso vale però il consiglio di evitare il ricorso indiscriminato a fonti esterne. Soprattutto nei primi tempi, è bene agire con prudenza, lasciandosi sempre una «riserva di credito» a cui far ricorso per fronteggiare i fabbisogni imprevisti. Per far questo è opportuno coprire il più possibile il fabbisogno strutturale con capitali propri, che nel tempo dovranno essere costantemente incrementati con l’autofinanziamento.

Una ricetta senza dubbio impegnativa. Certo è che nella giusta miscela tra mezzi propri e di terzi risiede spesso uno dei principali motivi di successo di un’impresa.


1 Nella ragioneria e nella finanza aziendale, il termine «leva finanziaria» o leverage è utilizzato con riferimento a un dato investimento o attività, e denota il rapporto tra indebitamento finanziario netto e patrimonio netto di un'impresa. Sfruttare la leva finanziaria, in sostanza, vuol dire prendere in prestito dei capitali confidando di investirli ottenendo un rendimento maggiore del tasso di interesse richiesto dal prestatore.