3.9 - Acquisti tramite internet

Occorre distinguere tra:
• Prodotti NON sottoposti ad accisa;
• Prodotti sottoposti ad accisa.

Prodotti NON sottoposti ad accisa

Nel caso di imprese estere che vendono beni fisici tramite internet a consumatori finali italiani, possono presentarsi le seguenti situazioni:
1) Impresa venditrice di altro Paese UE, la quale spedisce i beni dal suo Paese nei confronti di consumatori finali italiani;
2) Impresa venditrice di Paese extra-UE, la quale spedisce i beni dal suo Paese nei confronti di consumatori finali italiani;
3) Impresa venditrice di altro Paese UE o di Paese extra-UE, la quale dispone di un magazzino di consegna in Italia, dal quale spedisce i beni nei confronti di consumatori finali italiani con partenza da tale magazzino di consegna.

1) Impresa venditrice di altro Paese Ue, la quale spedisce i beni dal suo Paese nei confronti di consumatori finali italiani
Tale impresa, sino a 35.000 euro di vendite annue nei confronti di consumatori finali italiani, è abilitata ad applicare l’Iva del suo Paese, con possibilità di opzione per l’applicazione dell’Iva italiana.
La vendita che comporta il superamento di tale soglia, obbliga l’impresa di altro Paese Ue ad applicare l’Iva italiana.
A tal fine l’impresa di altro Paese Ue deve aprire una posizione Iva in Italia (con identificazione diretta o  a mezzo di rappresentante fiscale) e deve applicare l’Iva italiana.
Si ricorda che sono assimilati ai consumatori finali i seguenti cessionari che non hanno optato per l'applicazione dell'imposta sugli acquisti intracomunitari ai sensi dell'articolo 38, comma 6:
• Enti non commerciali NON soggetti passivi d’imposta;
• Soggetti passivi per i quali l’imposta è totalmente indetraibile ai sensi dell’articolo 19, comma 2, del Dpr n. 633/1972 (soggetti che effettuano esclusivamente operazioni esenti);
• Produttori agricoli operanti in regime speciale articolo 34 del Dpr n. 633/1972;
a condizione che l'ammontare complessivo degli acquisti intracomunitari ordinari e degli acquisti a distanza, dai medesimi effettuati nell'anno solare precedente, non abbia superato i 10.000 euro e fino a quando, nell'anno in corso, tale limite non é superato.
Le disposizioni di cui al presente punto NON si applicano nel caso di:
• cessioni di mezzi di trasporto nuovi;
• cessioni di beni da installare, montare o assiemare prima della loro consegna al cliente.
Una variante del caso in argomento è rappresentata dalla situazione in cui la società di Paese extra Ue apre una posizione Iva in un altro Paese Ue (ad esempio, in Olanda), tramite la quale, in tale Paese, dichiara per l’importazione la merce proveniente da Paese extra Ue e poi la cede all’impresa italiana.  Sino ad oggi, è frequente il caso di imprese cinesi identificate ai fini Iva nel Regno Unito, che vendono merce di provenienza extra Ue (importata nel Regno Unito) a clienti di altri Paesi Ue (tra i quali, clienti italiani).

2) Impresa venditrice di Paese extra-UE, la quale spedisce i beni dal suo Paese nei confronti di consumatori finali italiani
Nel caso in cui l’impresa estera vende i beni con una condizione di resa diversa dal DDP e quindi in base ad un prezzo che NON comprende lo sdoganamento dei beni in Italia, essa non ha l’obbligo di espletare adempimenti di carattere doganale e fiscale in Italia.
Il consumatore finale italiano provvede a dichiarare la merce per l’importazione definitiva e a pagare l’eventuale dazio e l’Iva. In genere l’operazione è curata dal corriere espresso incaricato di recapitare la merce al consumatore finale.
Nel caso in cui, invece, l’impresa estera vende i beni con una condizione di resa DDP e quindi con sdoganamento all’importazione a proprio carico, essa deve aprire una posizione Iva in Italia a mezzo rappresentante fiscale.
In tale evenienza:
• I beni vengono dichiarati per l’importazione definitiva a nome dell’impresa estera – posizione Iva italiana, con pagamento dell’eventuale dazio e dell’Iva;
• L’impresa estera emette fattura con Iva italiana nei confronti del consumatore finale italiano acquirente (oppure si avvale della possibilità di non emettere fattura, se non a richiesta del cliente, in base a quanto previsto dall’articolo 22 del Dpr n. 633/1972 e di non emettere scontrino o ricevuta fiscale, in base a quanto previsto dall’articolo 2, comma 1, lettera oo, del Dpr n. 696/1996).
In caso di importazione di beni di valore trascurabile:
• Se detti beni hanno un valore non superiore a 22 euro, NON vengono applicati né l’eventuale dazio, né l’Iva;
• Se detti beni hanno un valore superiore a 22 euro, ma non superiore a 150 euro: NON viene applicato l’eventuale dazio,  ma viene applicata l’Iva;
• Se i beni hanno un valore superiore a 150 euro, vengono applicati sia l’eventuale dazio, sia l’Iva.
La Circolare n. 43/D del 28 novembre 2008 afferma che:
“Restano esclusi dalla fruizione della franchigia in questione i prodotti alcolici, i profumi e l’acqua da toletta, i tabacchi e i prodotti del tabacco.
È opportuno sottolineare che la franchigia di 150 euro deve essere riferita al valore intrinseco del prodotto importato. A tal fine si chiarisce che per valore intrinseco deve intendersi il valore del prodotto al netto di ogni elemento che debba esservi aggiunto per il calcolo del suo valore in dogana, ed in particolare del costo del trasporto.”.
L’impresa estera, anche se identificata ai fini Iva in Italia, Non è obbligata a emettere fattura elettronica e non è obbligata a presentare l comunicazione mensile delle operazioni transfrontaliere.

3) Impresa venditrice di altro Paese UE o di Paese extra-UE, la quale dispone di un magazzino di consegna in Italia, dal quale spedisce i beni nei confronti di consumatori finali italiani con partenza da tale magazzino di consegna.
In tale evenienza l’impresa estera deve aprire una posizione Iva in Italia, o direttamente (se stabilita in altro Paese Ue) o a mezzo di rappresentante fiscale (se stabilita in Paese extra Ue).
Mediante tale posizione Iva l’impresa estera gestisce l’arrivo della merce dall’estero, svolgendo una delle due seguenti procedure:
• Importazione definitiva, con pagamento dell’eventuale dazio e dell’Iva, riguardo alla merce in arrivo da Paese extra Ue;
• Acquisto intracomunitario, numerando e integrando con Iva la fattura estera, con sua annotazione sul registro fatture emesse e sul registro degli acquisti; presentazione modello Intra acquisti (ai soli fini statistici), nel caso di supero della soglia prevista; presentazione della comunicazione mensile delle operazioni transfrontaliere (“esterometro”), riguardo alla merce in arrivo da altro Paese Ue.
Nel momento in cui la merce viene spedita al consumatore finale italiano, la società estera – posizione Iva italiana emette fattura con Iva nei confronti dello stesso (oppure si avvale della possibilità di non emettere fattura, se non a richiesta del cliente e di non emettere scontrino o ricevuta fiscale, come sopra ricordato).

Prodotti sottoposti ad accisa
Non sono previste soglie. L’impresa venditrice estera deve aprire posizione Iva in Italia, al fine di applicare l’Iva italiana.
Nel caso in cui l’accisa sia superiore a zero, l’accisa concorre a formare la base imponibile dell’Iva italiana, sia all’atto dell’importazione, riguardo ai beni provenienti da Paesi extra Ue, sia in sede di integrazione della fattura estera, riguardo ai beni formanti oggetto di acquisto intracomunitario (come espressamente previsto dall’articolo 43, comma 1, seconda parte, del Dl n. 331/1993: “Per i beni soggetti ad accisa concorre a formare la base imponibile anche l'ammontare di detta imposta, se assolta o esigibile in dipendenza dell'acquisto.”).
Naturalmente l’impresa venditrice estera deve organizzarsi per assolvere gli obblighi accisa italiani, adottando una delle tre soluzioni delineate nel  paragrafo 3.3.1 e cioè:
• Far giungere i prodotti presso un deposito italiano gestito da operatore logistico italiano dotato di codice d’accisa (deposito fiscale / destinatario registrato) con successiva cessione dei beni ai clienti con partenza dal deposito stesso;
• Vendita dei prodotti ai clienti italiani con partenza da altro Paese Ue in regime sospensivo e con appoggio dell’arrivo in Italia presso un operatore logistico dotato di codice d’accisa, in sosta tecnica (per lo stretto tempo necessario per assolvere gli obblighi accisa) con proseguimento dei prodotti verso i consumatori finali destinatari;
• Vendita dei prodotti ai clienti italiani con partenza da altro Paese Ue ad accisa del Paese estero assolta e con gestione dell’accisa italiana a mezzo di rappresentante fiscale accise (secondo la procedura prevista dalla  Determina Prot. n. 24211/RU del 14 dicembre 2012 dell’Agenzia delle Dogane) e consegna dei prodotti ai consumatori finali destinatari.