1.1 - Imprenditori si nasce o si diventa?

Molti sono convinti che l’imprenditorialità sia scritta nel codice genetico. Diverse ricerche1 dimostrano però il contrario: imprenditori si diventa, soprattutto con una adeguata formazione (oltre che, ovviamente, con l’esperienza).

Non si può negare, tuttavia, che alcuni abbiano come dotazione naturale delle «marce in più» per svolgere questo particolare tipo di attività: la capacità di leadership, di ragionare con la propria testa, di saper attendere i risultati dei propri sforzi; ma anche la creatività, l’elasticità mentale, la facilità di stabilire buone relazioni umane e una equilibrata propensione al rischio.

Purtroppo, solo pochi hanno tutte queste doti insieme. C’è chi è capace di affrontare i rischi ma non è paziente; chi riesce a concentrarsi facilmente sul lavoro ma non è creativo, e così via. Per questo è molto utile, specialmente per chi vuole avviare un’attività in proprio, conoscere i «plus» e i «minus» della propria personalità.

Conoscere le proprie aree di forza e debolezza è il primo passo, infatti, per tentare di migliorarsi. Ma ha anche un altro vantaggio: sapendo ad esempio di essere ricco di idee ma scarsamente dotato quanto a capacità di trattare con clienti e fornitori, l’aspirante imprenditore potrà cercarsi un socio con caratteristiche complementari alle sue. Insieme faranno sicuramente più strada che da soli.

Abbiamo detto che per cambiare noi stessi, dobbiamo conoscere noi stessi. In questo contesto, ciò significa sapere se possediamo o meno determinate:
• attitudini,
• motivazioni,
• conoscenze tecniche

a svolgere una attività in proprio.


1 Ad esempio una ricerca condotta recentemente dal Babson College di Boston su quasi quattromila studenti mostra una correlazione positiva tra l’avvio di un’impresa e la frequentazione di almeno due (meglio tre) corsi universitari sull’imprenditorialità. Non sembrerebbe invece contare il fatto di avere dei genitori imprenditori, mentre l’alto reddito non incentiva ad avviare una nuova impresa.