Ricerche - Comitato Torino Finanza

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In questa pagina sono raccolte le ricerche che vennero sviluppate dall'Associazione Torino Finanza e che consevano ancora un valore di interesse per l'argomento trattato.

I derivati di credito

L'esperienza finanziaria recente, in particolare alcuni crack societari (Enron e Worldcom nel 2002, Cirio, Parmalat 2003) , mostrano in modo inequivocabile la centralità del rischio di credito. A fronte di tale rischio, si pone in modo sempre più imperativo la necessità non solo di quantificare l'esposizione, ma anche di diversificarla e ridurla. Ciò giustifica lo straordinario successo, negli anni recenti, dei derivati di credito, strumenti finanziari creati ad hoc per il trasferimento del rischio di credito. I tre workpaper si propongono di illustrarne
- le finalità
- le caratteristiche
- le principali tipologie
- e, almeno per alcuni, le modalità di valutazione, con applicazione ai dati di mercato.

I credit derivatives, strumenti di gestione del rischio di credito

Approcci matematico-statistici alla valutazione del rischio di credito

La valutazione dei credit derivatives ed una sua applicazione a dati di mercato

Il Rating per le PMI in Europa

Il rating per le PMI in Europa

La presente relazione è la sintesi della ricerca condotta dall'Associazione Torino Finanza, in collaborazione con l'ACFE, L'Associazione dei Centri Finanziari Europei, sul mercato europeo del rating e sulle possibilità di sviluppo di questo strumento per le PMI in Italia così come in Europa.
Le ragioni che hanno spinto la ricerca vengono dalla presa di coscienza che le PMI europee dovranno fare fronte, nel corso dei prossimi anni, alla sfida della crescita dimensionale e dell'internazionalizzazione. In questo contesto sopraggiunge l'esigenza di intensificare i canali di finanziamento alle imprese sia di tipo finanziario sia di tipo bancario. Si tratta dunque di favorire una più grande entrata di capitali, anche a rischio, alle PMI, per sviluppare un sistema di finanziamento all'impresa più razionale che vada al di là della dimensione dell'autofinanziamento.

In questo contesto il rating, come componente del processo d'innovazione finanziaria, assume un'importanza particolare poiché aumenta l'informazione e la trasparenza del mercato, favorendo così l'accesso delle imprese al mercato dei capitali (nazionale ed internazionale) permettendo loro, al contempo, un rapporto più dinamico con il mondo bancario.
Tuttavia sappiamo che il rating, in più di essere quantitativamente poco diffuso, è una pratica normalmente limitata ai grandi gruppi industriali, alle collettività locali ed agli Stati, cioè ai soggetti che fanno abitualmente ricorso al mercato internazionale dei capitali per finanziarsi e che necessitano dunque di uno strumento che trasmetta ai mercati, via la valutazione espressa da degli operatori esterni e competenti, un giudizio di affidabilità
Dunque benché il rating per le PMI sia marginale (per lo meno sotto la sua forma classica di valutazione delle capacità dell'impresa di rimborsare i presiti obbligazionari) gli interrogativi sull'utilità e sulle modalità che questa pratica può assumere per le PMI restano pertinenti, per una entrata più rapida delle PMI nel mercato dei capitali e per un accesso più facile al credito bancario.

Così gli obbiettivi che hanno spinto questa ricerca vengono dalla volontà di conoscere e di approfondire le cause del debole sviluppo del rating per le PMI e di verificare la possibilità di crescita del suo mercato in questo segmento. In oltre si è voluto orientarsi verso una dimensione più operativa facendo un primo studio presso operatori competenti (banche, agenzie e imprenditori europei) al fine di conoscere le loro valutazioni. Per finire, si è cercato di offrire dei punti di riflessione ed alcune proposte esecutive sul ruolo dei poteri pubblici e della Commissione europea così come sull'opportunità che nasca una agenzia europea specializzata nel rating delle PMI.
Il quadro della ricerca non è solo stato il mercato italiano, anche se un grande spazio gli è dedicato, ma anche e soprattutto il mercato europeo; questo perché la crescita di tutti gli strumenti che permettono la riduzione delle asimmetrie di informazione, l'aumento della trasparenza del mercato ed in definitiva una più appropriata allocazione dei capitali e delle nuove opportunità di finanziamento per le imprese, rappresentano una esigenza comune agli imprenditori, investitori e risparmiatori di tutti i paesi europei.

UTILITÀ

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Aggiornato il: 23/11/2018 - 10:31