Responsabilità e sanzioni


 

La direttiva bassa tensione, come tutte le direttive di nuovo approccio, è strutturata delegando decisamente al fabbricante gli adempimenti da svolgere prima dell'immissione sul mercato di un prodotto: la conformità di un prodotto alla direttiva è dichiarato dal fabbricante stesso, che deve metter ein piedi un idoneo sistema di valutazione del risultato del proprio processo produttivo. In un contesto del genere l'azione di vigilanza eseguita dagli organi preposti, assume un rilievo fondamentale per la tutela dei consumatori e la lotta alla concorrenza sleale da parte di quei fabbricanti che non rispettano le normative: le sanzioni rappresentano pertanto uno strumento efficace per garantire i principi evidenziati.


Come noto le direttive europee non prevedono un impianto sanzionatorio, ma si lascia libertà ai singoli stati membri di definirne uno al momento del recepimento della direttiva.
In Italia le sanzioni relative alla Direttiva bassa tensioni, sono definite nelle norme di recepimento, in particolare all'art. 9 della legge n. 791/1977, così sostituito dall'art. 4 del decreto legislativo n. 626 del 25 novembre 1996.


In primo luogo le sanzioni sono rivolte al fabbricante comunitario, in alternativa al suo rappresentante nella comunità o in assenza all'importatore, ritenuti quali principali responsabili della commercializzazione di prodotti non conformi. La sanzione è definita dal comma 5 del succitato art. 9 della legge n. 791/1977:

  • Salvo che il fatto costituisca reato, il fabbricante, il suo rappresentante stabilito nella Comunità o l'importatore che pongono in commercio il materiale elettrico di cui all'articolo 1, senza il marchio CE o con marchio apposto irregolarmente o in violazione dell'obbligo di cui all'articolo 7, comma 2, ovvero non ottemperando agli ordini di cui ai commi 3 e 4 sono puniti con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 21,00 a euro 124,00 per ogni pezzo ed in ogni caso di una somma non inferiore a euro 10.329,00 e non superiore a euro 61.975,00.


Anche il venditore e/o l'installatore, per materiale che richiede la presenza di detta figura, sono corresponsabili, in misura diversa dal fabbricante, per la commercializzazione di prodotti non conformi alla direttiva.

Le sanzioni sono previste al comma 6 dell'articolo succitato:

 

  • Salvo che il fatto costituisca reato, il venditore o l'installatore che vendono o installano il materiale elettrico di cui al comma 5 sono puniti con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 21,00 a euro 124,00 per ogni pezzo ed in ogni caso di una somma non inferiore a euro 775,00 e non superiore a euro 4.648,00.


Sono inoltre previste le seguenti sanzioni in caso non si rispettino gli obblighi di conservazione ed esibizione della documentazione, comma 7 del medesimo articolo su indicato:

Sono inoltre previste le seguenti sanzioni in caso non si rispettino gli obblighi di conservazione ed esibizione della documentazione, comma 7 del medesimo articolo su indicato:

  • La violazione degli obblighi di conservazione ed esibizione all'Autorità di vigilanza della documentazione di cui all'allegato III è punita con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 5.165,00 a euro 30.987,00. In tali casi l'Autorità incaricata della vigilanza può disporre il temporaneo divieto di commercializzazione del prodotto fino alla produzione della necessaria non pericolosità.

 

In caso di mancata collaborazione è inoltre prevista la seguente sanzione, desunta dal D.Lgs. 206/2005, nella sua parte interente ala sicurezza generale dei prodotti, da considerarsi integrativo in quegli aspetti non coperti dalla direttiva bassa tensione:

  • Chiunque non assicuri la dovuta collaborazione ai fini dello svolgimento delle ispezioni è soggetto alla sanzione amministrativa da € 2.500,00 a € 40.000,00 (art. 112 d.lgs. 206/2005).

In fase di sorveglianza, laddove si riscontri non strumenti non conformi, l'autorità di vigilanza sul mercato è autorizzata ad eseguire un sequestro cautelare, ai sensi della L. 689/90, che, successivamente agli approfondimenti del caso, potrebbe tramutarsi in confisca laddove i prodotti non potessero essere conformati.

 

All'art. 9 comma 4 della legge n. 791/1977 si prevede, infine, che il Ministero dell'industria, del commercio e dell'artigianato (oggi Ministero dello Sviluppo economico) quando accerta che il materiale elettrico, anche se munito di marcatura CE ed utilizzato conformemente alla propria destinazione, rischia di pregiudicare la sicurezza delle persone, degli animali domestici o dei beni, ne ordina il ritiro temporaneo dal mercato e ne vieta o limita la circolazione e l'installazione, con il rispetto della procedura prevista dall'articolo 9 della direttiva 73/23/CEE, del Consiglio del 19 febbraio 1973.


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Aggiornato il: 16/01/2018 - 12:12