2 - Il Regolamento (UE) 1169/2011

2.1 - Alcune considerazioni preliminari

 

È noto che l’etichettatura dei prodotti alimentari rappresenti uno degli aspetti più problematici della legislazione alimentare, in quanto in essa si manifestano diverse, e talvolta opposte, esigenze. Tra queste, si possono ricordare la protezione dei consumatori, la difesa del segreto industriale, la tutela della libera circolazione nel mercato Ue delle merci, nonché la possibilità di gestire le emergenze conseguenti a crisi alimentari, prevedendo il ritiro mirato dal mercato degli alimenti rischiosi, o potenzialmente rischiosi per la salute (fornendo informazioni ai consumatori o ai funzionari responsabili dei controlli), o isolando il punto della filiera che ha prodotto l’alimento a rischio, evitando quindi che il pericolo si ripeta e si diffonda.
Il 25 ottobre 2011, dopo un complesso iter, il Parlamento europeo e il Consiglio hanno adottato il Regolamento (UE) 1169/2011 “relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori”. Con questo Regolamento, il legislatore dell’Unione europea, per rafforzare la certezza giuridica e per garantire un’applicazione razionale e coerente della normativa, ha ritenuto opportuno abrogare, in primis, le Direttive 2000/13/Ce (etichettatura degli alimenti) e 90/496/Cee (etichettatura nutrizionale), sostituendole con un unico Regolamento e aggiornando le disposizioni in esse contenute.

In nome di una maggiore chiarezza, il legislatore ha ritenuto necessario, inoltre, abrogare e inserire nel Regolamento altri atti orizzontali:

  • la Direttiva 87/250/CEE (relativa all’indicazione del titolo alcolometrico volumico nell’etichettatura di bevande alcoliche destinate al consumatore finale)
  • la Direttiva 1999/10/CE (che introduce deroghe alle disposizioni di cui all’articolo 7 della Direttiva 79/112/CEE del Consiglio per quanto riguarda l’etichettatura dei prodotti alimentari)
  • la Direttiva 2002/67/CE (relativa all’etichettatura dei generi alimentari contenenti chinino e dei prodotti alimentari contenenti caffeina)
  • il Regolamento (CE) 608/2004 (relativo all’etichettatura di prodotti e di ingredienti alimentari addizionati di fitosteroli, esteri di fitosterolo, fitostanoli e/o esteri di fitostanolo)
  • la Direttiva 2008/5/CE (relativa alla specificazione sull’etichetta di alcuni prodotti alimentari e di altre indicazioni obbligatorie oltre a quelle previste dalla direttiva 2000/13/CE).

È stata predisposta, altresì, la modifica dei Regolamenti (CE) 1924/2006 e 1925/2006, relativi rispettivamente alle indicazioni nutrizionali e sulla salute fornite sui prodotti alimentari e all’aggiunta agli alimenti di vitamine e minerali e di talune altre sostanze.

Il Regolamento in esame ha introdotto diverse novità che riguardano, tra l’altro, la leggibilità dell’etichettatura (è previsto un corpo minimo per i caratteri utilizzati in etichetta), nonché l’obbligatorietà dell’indicazione della dichiarazione nutrizionale e dell’evidenza grafica della presenza di ingredienti allergenici.

L’entrata in vigore di un Regolamento dovrebbe consentire l’eliminazione delle divergenze attualmente presenti negli Stati membri e facilitare il libero scambio delle merci tra i vari Paesi.
In realtà, il Regolamento in esame ha concesso una certa discrezionalità agli Stati membri: il Capo VI, art. 38 “Disposizioni nazionali” prevede che “gli Stati membri possono adottare disposizioni nazionali concernenti materie non specificamente armonizzate dal presente Regolamento purché non vietino, ostacolino o limitino la libera circolazione delle merci conformi al presente Regolamento”.
Inoltre, qualora ricorrano motivazioni quali “a) protezione della salute pubblica; b) protezione dei consumatori; c) prevenzione delle frodi; d) protezione dei diritti di proprietà industriale e commerciale, delle indicazioni di provenienza, delle denominazioni d’origine controllata e repressione della concorrenza sleale”
, gli Stati membri possono adottare disposizioni richiedenti ulteriori indicazioni obbligatorie per particolari tipi o categorie di alimenti.

Le indicazioni presenti sull’etichetta, quindi, potranno ancora avere implicazioni economiche sull’import/export di prodotti alimentari tra gli Stati membri, rappresentare barriere non tariffarie all’ingresso di prodotti da Paesi extra-Ue e offrire differenti livelli di tutela del consumatore nei diversi Stati membri.
Ogni Stato membro può quindi inserire disposizioni nazionali, che, se non dettate da particolari esigenze sanitarie, non pregiudicano la vendita di alimenti provenienti da altri Stati dell’Ue, in quanto esiste la libera circolazione delle merci per gli alimenti e le bevande.

Qualora si volesse esportare un prodotto alimentare in un Paese extra-Ue occorre che esso sia etichettato conformemente alle disposizioni specifiche previste dal Paese in cui si vuole commercializzare l’alimento.
Per informazioni sull’esportazione dei prodotti agroalimentari si consiglia di consultare la Guida “L'esportazione dei prodotti alimentari nei Paesi extra-Ue” e le schede di approfondimento Paese (Giappone, Russia, Cina, Usa, Brasile, Svizzera) al seguente link:
www.to.camcom.it/n-22013-lesportazione-degli-alimenti-nei-paesi-extra-ue

2.2 - Alcune definizioni, l’ambito di applicazione e gli obiettivi della normativa sull’etichettatura degli alimenti

 

Il Reg. (UE) 1169/2011 fornisce alcune importanti definizioni.

L’etichetta è considerata come “qualunque marchio commerciale o di fabbrica, segno, immagine o altra rappresentazione grafica scritto, stampato, stampigliato, marchiato, impresso in rilievo o a impronta sull’imballaggio o sul contenitore di un alimento o che accompagna detto imballaggio o contenitore” (art. 2, c. 2, lett. i).

Il prodotto alimentare può essere presentato in due differenti modalità, come preimballato (confezionato), o come non preimballato (sfuso). Il Regolamento comunitario, nell’ambito del mercato europeo, estende l’ambito di applicazione agli alimenti forniti dalle collettività, compresa la loro presentazione e la relativa pubblicità.

Campo di applicazione del Regolamento

Il campo di applicazione del Regolamento è quindi più ampio rispetto alla normativa precedente. Esso, infatti, si applica:

  • agli operatori del settore alimentare in tutte le fasi della catena alimentare, quando le loro attività riguardano la fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori

  • a tutti gli alimenti destinati al consumatore finale, compresi quelli forniti dalle collettività e quelli destinati alla fornitura delle collettività (rientrano nell’ambito di applicazione, quindi, i pubblici esercizi, le mense, i catering)

  • ai servizi di ristorazione forniti da imprese di trasporto, quando il luogo di partenza si trovi nel territorio di Stati membri cui si applica il Trattato.

Sono soggetti all’applicazione del Regolamento anche gli “alimenti venduti a distanza” (art. 14): in questo caso, tutte le informazioni obbligatorie sugli alimenti, ad eccezione della durabilità (data di scadenza/termine minimo di conservazione) e del lotto, devono essere disponibili prima della conclusione dell’acquisto e devono apparire sul supporto della vendita a distanza o devono essere fornite mediante qualunque altro mezzo adeguato, chiaramente individuato dall’operatore del settore alimentare. Tutte le indicazioni obbligatorie devono essere disponibili al momento della consegna.
L’art. 8, par. 7 specifica che gli operatori del settore alimentare, nell’ambito delle imprese che controllano, devono assicurare che “le indicazioni obbligatorie richieste appaiano sul preimballaggio o su un’etichetta ad esso apposta oppure sui documenti commerciali che si riferiscono a tale prodotto, se si può garantire che tali documenti accompagnino l’alimento cui si riferiscono o sono stati inviati prima o contemporaneamente alla consegna:

  1. quando l’alimento preimballato è destinato al consumatore finale, ma commercializzato in una fase precedente alla vendita al consumatore finale e quando in questa fase non vi è vendita a una collettività
     
  2. quando l’alimento preimballato è destinato a essere fornito a collettività per esservi preparato, trasformato, frazionato o tagliato”.

 

Nel Regolamento (UE) 1169/2011 sono presenti numerose e dettagliate definizioni, cui si rimanda per completezza e delle quali si descrivono di seguito le principali ai fini della comprensione della guida.

Il prodotto alimentare preimballato è l’unità di vendita destinata ad essere presentata come tale al consumatore e alle collettività. Essa “è costituita da un prodotto alimentare e dall’imballaggio in cui è stato immesso prima di essere posto in vendita, avvolta interamente o in parte da tale imballaggio ma comunque in modo che il contenuto non possa essere modificato senza che la confezione sia aperta o alterata” (art. 2, c. 2, lett. e). Si esplicita, inoltre, che la definizione di alimento preimballato non comprende gli alimenti imballati nei luoghi di vendita su richiesta del consumatore o preimballati per la vendita diretta.

I prodotti non preimballati (sfusi) sono “alimenti senza preimballaggio o imballati nei luoghi di vendita su richiesta del consumatore o preimballati per la vendita diretta” (art. 44, p. 1).

Per collettività si intende qualunque struttura (compreso un veicolo o un banco di vendita fisso o mobile), come ristoranti, mense, scuole, ospedali e imprese di ristorazione, in cui sono preparati alimenti destinati al consumo immediato da parte del consumatore finale (art. 2, c. 2, lett. d).

Il riordino della normativa comunitaria in materia di etichettatura, effettuato dal Regolamento (UE) 1169/2011, ha l’effetto di rendere inefficaci tutte le disposizioni nazionali che risultano assorbite o superate dallo stesso, come esplicitato all’articolo 38, c. 1 dello stesso Regolamento: “quanto alle materie espressamente armonizzate dal presente Regolamento, gli Stati membri non possono adottare né mantenere disposizioni nazionali salvo se il diritto dell’Unione lo autorizza. Tali disposizioni nazionali non creano ostacoli alla libera circolazione delle merci, ivi compresa la discriminazione nei confronti degli alimenti provenienti da altri Stati membri”.
Le disposizioni del D. Lgs 109/1992 coincidenti o contrastanti con il Regolamento 1169/2011 hanno, quindi, perso di efficacia. Restano ancora in sospeso molte questioni per le quali è necessaria un’opera di raccordo tra la normativa italiana e quella europea. Ne è un esempio l’etichettatura dei prodotti non preimballati (sfusi) per i quali sono ancora in vigore alcune indicazioni fornite nel D. Lgs 109/1992 (si rimanda al capitolo 8).

Regolamento (UE) 1169/2011, art. 7: Pratiche leali d’informazione
Le informazioni sugli alimenti non inducono in errore, in particolare:

  • per quanto riguarda le caratteristiche dell’alimento e, in particolare, la natura, l’identità, le proprietà, la composizione, la quantità, la durata di conservazione, il Paese d’origine o il luogo di provenienza, il metodo di fabbricazione o di produzione
  • attribuendo al prodotto alimentare effetti o proprietà che non possiede
  • suggerendo che l’alimento possiede caratteristiche particolari, quando in realtà tutti gli alimenti analoghi possiedono le stesse caratteristiche, in particolare evidenziando in modo esplicito la presenza o l’assenza di determinati ingredienti e/o sostanze nutritive
  • suggerendo, tramite l’aspetto, la descrizione o le illustrazioni, la presenza di un particolare alimento o di un ingrediente, mentre di fatto un componente naturalmente presente o un ingrediente normalmente utilizzato in tale alimento è stato sostituito con un diverso componente o un diverso ingrediente”.  

Il Regolamento mira a definire in modo generale i princìpi, i requisiti e le modalità che disciplinano l’informazione sugli alimenti e, in particolare, la loro etichettatura. Obiettivo è la garanzia sia di un elevato livello di protezione dei consumatori in materia di informazioni sugli alimenti, sia del buon funzionamento del mercato interno.

2.3 - La lingua ufficiale

 

Il Regolamento fissa, per le informazioni obbligatorie sugli alimenti, precisi requisiti linguistici (art. 15): esse devono apparire in una lingua facilmente comprensibile ai consumatori degli Stati membri nei quali l’alimento è commercializzato. Gli Stati membri, sul loro territorio, possono imporre che tali indicazioni siano fornite in una o più lingue ufficiali dell’Unione. In Italia, la lingua ufficiale è l’italiano, anche se è consentita la presenza di più lingue.

Attualmente alcuni prodotti etnici sono posti in vendita con l’etichetta nella lingua originale del Paese di provenienza senza la traduzione in lingua italiana. Come indicato nel Regolamento, le indicazioni possono figurare in più lingue, ma non può mancare la lingua del Paese in cui è commercializzato il prodotto.

Un alimento prodotto in Italia, per essere commercializzato in un Paese extra-Ue, deve seguire le disposizioni in vigore nel Paese di destinazione.

2.4 - Le modalità di stesura delle indicazioni obbligatorie sulle etichette dei prodotti alimentari preconfezionati

 

Il Regolamento (UE) 1169/2011, per non creare confusione nel consumatore e per garantire trasparenza informativa, elenca le menzioni obbligatorie che devono comparire sull’etichetta o direttamente sull’imballaggio e dispone alcuni princìpi che devono essere seguiti per l’indicazione di altre informazioni.

Secondo il Regolamento, devono comparire nello stesso campo visivo (art. 13, par. 5) la denominazione dell’alimento, la quantità netta e, per le bevande che contengono più dell’1,2% di alcol in volume, il titolo alcolometrico volumico effettivo. Questa disposizione ha l’obiettivo di comunicare immediatamente al consumatore le principali caratteristiche del prodotto.

Il Regolamento prevede non solo la definizione di “campo visivo” ma anche quella di “campo visivo principale”.
Per “campo visivo” devono  intendersi “tutte le superfici di un imballaggio che possono essere lette da un unico angolo visuale” mentre con il termine “campo visivo principale” si fa riferimento al “campo visivo di un imballaggio più probabilmente esposto al primo sguardo del consumatore al momento dell’acquisto e che permette al consumatore di identificare immediatamente il carattere e la natura del prodotto e, eventualmente, il suo marchio di fabbrica. Se l’imballaggio ha diverse parti principali del campo visivo, la parte principale del campo visivo è quella scelta dall’operatore del settore alimentare”. Il campo visivo principale viene citato nel Regolamento all’articolo 34 e si riferisce alla ripetizione delle informazioni relative alla dichiarazione nutrizionale.

Le informazioni obbligatorie sugli alimenti sono apposte in un punto evidente in modo da essere facilmente visibili, chiaramente leggibili e indelebili. Esse non sono in alcun modo nascoste, oscurate, limitate o separate da altre indicazioni scritte o grafiche o altri elementi suscettibili di interferire (art. 13, c. 1).

Il concetto di chiarezza dev’essere inteso nel senso di rendere assolutamente comprensibili le informazioni al consumatore. Non devono essere utilizzati, quindi, codici, simboli o termini che generino dubbi nell’acquirente, a meno che non siano espressamente consentiti da norme specifiche (si pensi, ad esempio, al numero di lotto). Le aziende devono garantire l’indelebilità delle menzioni obbligatorie; ciò è possibile grazie all’utilizzo dei mezzi che la tecnologia mette a disposizione. Essa, quindi, deve essere considerata valutando anche l’esposizione dell’alimento nel punto di vendita.

Forma e grandezza dei caratteri

Il Regolamento fornisce, all’art. 13, le indicazioni in merito alle modalità di presentazione delle informazioni obbligatorie.
La leggibilità è certamente determinata dalla forma e dalla grandezza dei caratteri utilizzati che spesso dipendono dalle dimensioni dell’imballaggio: più è ridotto, minori dimensioni avranno i caratteri utilizzati per le indicazioni obbligatorie. L’art. 2, par. 2, lett. m) presenta la definizione di leggibilità specificando che essa consiste “nell’apparenza fisica delle informazioni, tramite le quali l’informazione è visivamente accessibile al pubblico in generale. Essa è determinata da diversi fattori, tra cui le dimensioni del carattere, la spaziatura tra lettere e righe, lo spessore, il tipo di colore, la proporzione tra larghezza e altezza delle lettere, la superficie del materiale nonché il contrasto significativo tra scritta e sfondo”.
Con riferimento alla dimensione dei caratteri, l’art. 13 stabilisce che le informazioni obbligatorie che appaiono sull’imballaggio o sull’etichetta ad esso apposta devono essere stampate in modo da assicurare chiara leggibilità. Essa è stata oggettivamente indicata nell’allegato IV: le indicazioni devono essere date in caratteri la cui parte mediana (altezza della x) è pari o superiore a 1,2 mm.

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Nel caso di contenitori o di imballaggi la cui superficie maggiore misuri meno di 80 cm2, l’altezza x della dimensione dei caratteri deve essere pari o superiore a 0,9 mm.

 

Il Regolamento prevede che le bottiglie di vetro destinate ad essere riutilizzate, che sono marcate in modo indelebile e che, pertanto, non recano né etichetta, né anello, né fascetta, nonché gli imballaggi o contenitori la cui superficie maggiore sia inferiore ai 10 cm2, godono di specifiche modalità per l’indicazione delle menzioni obbligatorie (art. 16, c. 1, 2).

A titolo esemplificativo, si cita il caso degli imballaggi o contenitori con superficie maggiore inferiore a 10 cm2, per i quali il Regolamento prevede che siano obbligatorie sull’imballaggio o sull’etichetta solo le seguenti indicazioni:

  • denominazione dell’alimento
  • qualsiasi ingrediente o coadiuvante tecnologico, elencato nell’allegato II o derivato da una sostanza o un prodotto elencato in detto allegato, che provochi allergie o intolleranze, usato nella fabbricazione o nella preparazione di un alimento e ancora presente nel prodotto finito, anche se in forma alterata
  • quantità netta
  • termine minimo di conservazione o data di scadenza

L’elenco degli ingredienti può essere fornito mediante altri mezzi o essere messo a disposizione del consumatore su sua richiesta.