3.5 - L'organizzazione
Come predisporre ed organizzare gli strumenti dell'impresa
Acquisita la conoscenza dell’ambiente in cui ci si appresta ad operare, passiamo a progettare la struttura della nostra azienda, intesa come l’insieme degli strumenti necessari per svolgere l’attività di impresa.
Ogni azienda è composta di quattro ingredienti base:
• risorse materiali (locali, mobili, macchinari, attrezzature, materie prime…);
• risorse umane (personale);
• risorse finanziarie;
• risorse tecnologiche e know-how.
Le scelte da compiere in merito all’azienda sono numerose e delicate. In particolare, dovremo stabilire:
• se costituire ex novo la struttura o acquisirne una già esistente;
• quale dimensione dargli;
• dove localizzarla;
• come organizzare i fattori produttivi;
• che veste giuridica assumere.
3.5.1 - L'azienda: acquisizione o nuova costituzione?
È questa la prima domanda che, spesso, si pone l’aspirante imprenditore. Acquisire un’azienda, invece di crearne una nuova, può rivelarsi in certe condizioni una mossa vincente.
Acquisire un’azienda già avviata: vantaggi e svantaggi
La scelta di acquisire un’azienda già avviata (tramite acquisto o affitto) presenta naturalmente vantaggi e svantaggi. In questa sede prenderemo in considerazione per semplicità il solo acquisto.
► I vantaggi dell’acquisto. Trattandosi di aziende già operanti ed inserite nel mercato, e disponendo di dati storici, risulta più agevole effettuare previsioni attendibili circa la capacità dell’azienda di produrre reddito sufficiente. È possibile quindi stabilire in breve tempo il grado di rischio e di convenienza dell’investimento.
Un ulteriore vantaggio è che, rispetto a un’azienda nata ex novo, il periodo di «rodaggio» è assai meno impegnativo in termini di complessità tecnica, costi e tempi.
Infine, acquistando un’azienda già avviata si acquisisce anche un «nome» ed una clientela affezionata (che tuttavia va mantenuta e consolidata nel tempo).
► Gli svantaggi dell’acquisto. Per valutare la convenienza di una simile operazione occorre considerare non solo il costo di acquisto (attrezzature, magazzino, marchi e brevetti, personale, eventuali debiti ecc.), ma anche il costo di trasformazione.
L’errore in cui è più facile incorrere in situazioni di questo tipo, infatti, è quello di ritenere di poter lasciare assolutamente inalterata la struttura originaria. Interventi di adattamento, per quanto modesti, sono sempre necessari.
Di conseguenza, anche se il prezzo è a prima vista interessante, l’acquisto può essere comunque svantaggioso quando gli adattamenti ed i miglioramenti da apportare alla struttura siano particolarmente rilevanti.
Costituire una nuova azienda: vantaggi e svantaggi
Diametralmente opposte le considerazioni che si possono fare sulla costituzione di una nuova azienda.
► Gli svantaggi della costituzione. Lo svantaggio principale è l’assenza di qualsiasi esperienza e la conseguente difficoltà di effettuare previsioni attendibili. Inoltre, nel caso di una azienda totalmente nuova i costi e i tempi di avvio saranno particolarmente impegnativi. Bisognerà poi farsi conoscere ed acquisire la clientela partendo da zero.
► I vantaggi della costituzione. Il vantaggio principale è la possibilità di creare una struttura più moderna e «ad hoc», cioè che meglio si adatti agli obiettivi del neo-imprenditore.
Un altro vantaggio non indifferente è un minore investimento iniziale: pagheremo infatti i soli costi indispensabili per partire senza accollarci per intero le spese ereditate dall’azienda precedente, nonché il cosiddetto «valore di avviamento»1 che incide spesso in modo pesante sul costo d’acquisto.
1 L’«avviamento» è il valore complessivo di un’azienda ed è superiore alla somma dei singoli beni che la compongono. È dato dalla capacità dell’imprenditore (avviamento soggettivo) e della struttura aziendale (avviamento oggettivo) di realizzare dei profitti. Non è un bene a se stante, ma una qualità dell’azienda e non può essere trasferito separatamente dall’azienda stessa: incide quindi sul prezzo di cessione. Per un’analisi più dettagliata di questo e di molti altri problemi legati all’avvio di una nuova impresa, vedi in particolare: Poddighe F., «L’azienda nella fase istituzionale», Plus Editore, Pisa, 2011.
3.5.2 - La dimensione iniziale
Quale che sia la via di acquisizione, occorre stabilire la dimensione ottimale della nostra azienda: il che significa, principalmente, decidere la quantità dei fattori produttivi (personale, impianti, attrezzature ecc.) da impiegare nell’impresa.
Il problema della giusta dimensione non è tipico solo della fase costitutiva, ma si ripresenta costantemente in tutta la vita dell’impresa. Esso non potrà mai considerarsi definitivamente risolto. In ogni caso il criterio ispiratore deve essere quello della massima flessibilità possibile: occorre creare una struttura in grado di adattarsi senza traumi al continuo mutare delle condizioni esterne.
In genere, comunque, data la situazione di estrema vulnerabilità dall’azienda nei primi momenti di vita, è consigliabile agire con prudenza. Meglio contenere le dimensioni all’inizio, riservandosi di aumentarle solo quando l’impresa sia già consolidata ed abbia dimostrato di poter sopportare i costi dei nuovi investimenti.
• l’ampliamento delle dimensioni iniziali, se opportunamente predisposto, è del tutto fisiologico;
• un ridimensionamento obbligato rappresenta un fatto estremamente negativo, ed è il risultato di una pianificazione errata fin dall’origine.
In certi casi, però, può essere preferibile sovradimensionare fin dall’inizio alcuni fattori produttivi: ad esempio, per certi impianti o macchinari può risultare difficoltoso realizzare successivamente gli ampliamenti necessari.
Le riserve di capacità produttiva che si vengono in questo modo a creare devono però avere «carattere funzionale», essere cioè sostenibili dal punto di vista economico e finanziario ed essere costituite in base ad una buona probabilità di utilizzo futuro.
3.5.3 - La localizzazione
È un altro problema di importanza centrale. Dipende da tutta una serie di fattori:
• la vicinanza ai mercati di «approvvigionamento» (dove ci si rifornisce di materie prime) o di «sbocco» (dove si vende il prodotto finito);
• la presenza di infrastrutture (autostrade, ferrovie, acquedotti, linee elettriche, telefoniche, ecc.);
• la reperibilità di personale qualificato in zona;
• la possibilità di accedere alle agevolazioni previste per determinate aree territoriali;
• la disponibilità di locali in una determinata zona. Spesso la localizzazione viene scelta in ragione del fatto che già si posseggono dei locali dove potrebbe essere svolta l’attività di impresa. Questo criterio, anche se appare il più economico, può rivelarsi controproducente perché non è detto che risponda alla localizzazione ottimale;
• la presenza di vincoli ambientali o di altra natura, che rendano sconveniente o impossibile una certa ubicazione aziendale (un cementificio in una zona di interesse archeologico o naturalistico; un impianto per il trattamento di scorie radioattive in un Comune denuclearizzato).
In generale, questi fattori hanno importanza diversa a seconda del tipo di attività svolta: per un’impresa tessile, ad esempio, è fondamentale la vicinanza ad un corso d’acqua; per un negozio di lusso è importante essere situato in una zona di prestigio come il centro cittadino; per un corriere l’ubicazione ideale è in corrispondenza dei grandi nodi autostradali.
In ogni caso, indipendentemente dal fatto che già si abbia un immobile o meno, risulta spesso necessario acquisire un locale. Si pone allora il problema se acquistarlo o prenderlo in affitto.
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Acquisto di un locale |
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Vantaggi |
Svantaggi |
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è migliore se si prevede di rimanere a lungo nella stessa sede |
è peggiore se si prevede di cambiare sede a breve termine |
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il capitale si rivaluta continuamente |
il capitale resta immobilizzato e non può essere investito in cose più utili |
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la proprietà di un immobile è una buona garanzia per i finanziatori |
la spesa è spesso insostenibile per una nuova impresa |
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Affitto di un locale |
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Vantaggi |
Svantaggi |
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è migliore se si prevede di cambiare spesso sede |
è peggiore se si prevede di mantenere la stessa sede per lungo tempo |
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il capitale non resta immobilizzato e può essere impiegato diversamente |
il capitale impiegato non frutta in alcun modo |
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il canone pagato in un anno è deducibile dalla dichiarazione dei redditi |
il canone da pagare è molto alto, specie nelle zone di prestigio delle grandi città |
«Culle» per imprese neonate
Una soluzione interessante al problema della localizzazione è rappresentata dagli «incubatori». Si tratta di strutture concesse in locazione alle nuove imprese soprattutto in aree economicamente depresse.
Le neo-imprese ospitate nell’incubatore possono usufruire di un complesso di servizi comuni (reception, centralino telefonico, fotocopiatrici, sale riunioni, centri elaborazione dati, segreteria) e di assistenza e consulenza personalizzata (a livello amministrativo, finanziario, commerciale, giuridico, ecc.). Questa formula consente un notevole contenimento dei costi di impianto.
3.5.4 - La veste giuridica
Un altro problema importante in fase di costituzione dell’azienda è rappresentato dagli aspetti legali.
L’impresa può essere strutturata giuridicamente in modi diversi. Nella scelta che dovremo fare è bene stare attenti: una struttura giuridica non adatta al tipo di attività che svolgiamo può compromettere il successo della nostra impresa.1
Cambiare veste giuridica è possibile, ma è costoso e comporta dei problemi, anche fiscali. Per questo è meglio essere previdenti e scegliere fin dall’inizio una forma giuridica adeguata non solo al presente, ma anche al futuro della nostra azienda.
Sono molte le variabili di cui tener conto nella scelta della forma giuridica da dare all’impresa. Ma il problema di fondo è comunque riassumibile in una domanda:
Da soli o in società?
La forma più semplice è quella dell’impresa individuale (che può configurarsi anche come «impresa familiare»). Se invece due o più persone si accordano per svolgere insieme un’attività economica siamo di fronte ad un’impresa collettiva, cioè a una società.
1Alcuni esempi: una cooperativa è più funzionale a un’attività di servizi sociali che a un’agenzia di pubblicità; una società in nome collettivo è più idonea a una piccola attività artigiana che a un grande outlet commerciale.
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L'impresa individuale
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L’impresa individuale è un’impresa che fa capo a un solo titolare. Chi promuove l’attività e ne è l’unico responsabile è l’imprenditore, il quale assolve le formalità richieste dalla legge «in nome proprio»: tutte le obbligazioni che nascono dall’attività fanno cioè capo alla sua persona, la quale rimane per i terzi (clienti, fornitori, collaboratori, finanziatori, fisco, ecc.) l’unico riferimento. In questa forma di conduzione il rischio d’impresa si estende a tutto il patrimonio personale dell’imprenditore.
L’impresa individuale può essere gestita anche con i propri familiari, secondo vari schemi giuridici (è anche possibile assumere dei familiari come dipendenti). Una possibilità interessante è quella dell’impresa familiare (art. 230 bis c.c.). In tal caso i familiari che lavorano nell’impresa non sono né dipendenti né soci dell’imprenditore, ma «collaboratori» (v. cap. 16, «Gli aspetti giuridici»).
Sul piano giuridico l’impresa familiare rimane un’impresa individuale in cui a far fronte alle obbligazioni verso i terzi è solo il titolare con il suo patrimonio.
Vantaggi dell’impresa individuale
In linea di massima, l’impresa individuale (detta impropriamente «ditta individuale») presenta i seguenti vantaggi:
• maggiore flessibilità e rapidità di decisione;
• minori costi ed oneri di tipo amministrativo e contabile.È bene precisare, tuttavia, che mentre si può essere soci di diverse società non si può essere titolari di più di una ditta individuale.
Quindi, per esempio, chi decide di aggiungere ad un’attività artigiana (es. calzolaio) un’attività di commercio (es. vendita di scarpe) ed intenda esercitarle entrambe individualmente, non potrà avere due ditte individuali, ma si troverà ad avere un’unica impresa con due attività, con una serie di conseguenze sotto il profilo fiscale, contributivo ecc. che è sempre bene valutare attentamente prima di dare il via all’operazione.
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La società
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Se due o più persone si accordano per svolgere insieme un’attività economica allo scopo di dividerne gli utili, abbiamo un’impresa collettiva, cioè una società (art. 2247 c.c.).
Ogni socio ha l’obbligo di «conferire beni o servizi»: deve cioè dare un contributo alla società sotto una o più delle seguenti forme:
• denaro contante;
• crediti;
• beni in natura (locali, attrezzature, ecc.)
• prestazioni di lavoro (per alcuni tipi di società).In genere questo accordo risulta formalmente da un documento chiamato «atto costitutivo», integrato in certi casi da un altro documento – lo «statuto» – che detta le regole generali per il funzionamento della società e degli organi sociali.
Nel caso dell’impresa collettiva quindi occorre:
• la stipula di un «contratto di società» tra due o più persone per lo svolgimento di un’attività economica;
• l’effettivo esercizio comune dell’attività da parte di coloro che sono intervenuti all’accordo: tutti i soci cioè partecipano in qualche modo, direttamente o indirettamente, alla gestione (anche se questa è affidata a qualcuno in particolare, ciò avviene pur sempre per volontà di tutti i soci).Vantaggi della società
Contrariamente a quanto accade per l’impresa individuale, la società consente di:
• condividere con altri il rischio e il peso delle scelte;
• acquisire capitali e lavoro necessari che, soprattutto all’inizio dell’attività, è difficile o rischioso reperire altrimenti.Quando l’utile di gestione comincia ad essere significativo la società presenta anche vantaggi fiscali, consentendo la ripartizione del reddito in parti uguali tra i soci (cosiddetto abbattimento dell’aliquota: meno reddito imputato pro capite = meno imposte).
Optare per un’impresa individuale o collettiva, e scegliere in quest’ultimo caso un tipo di società piuttosto che un altro, non è una decisione da prendersi a cuor leggero: come sopra accennato, una forma giuridica sbagliata può pregiudicare il successo dell’iniziativa. Nel caso non si abbiano competenze dirette è opportuno ascoltare un professionista di fiducia; le nozioni che si sono date fin qui e quelle che seguono, relative ai diversi tipi di società, servono a poter «parlare» con il consulente, per non essere costretti ad affidarsi ad occhi chiusi.
3.5.5 - L'organizzazione e la gestione delle risorse umane
Saper gestire il personale
Qualsiasi prodotto o servizio è opera dell’uomo. Per questo un’attenta gestione delle risorse umane rappresenta spesso quel «qualcosa in più» che permette di raggiungere il successo. Un personale preparato e motivato, che si impegna nella produzione e dedica attenzione ai clienti, sarà certo apprezzato dal mercato.
Per questo ogni buon imprenditore deve prestare molta attenzione alla gestione dei propri dipendenti, per far sì che comprendano e condividano i suoi obiettivi.
Organizzare l’azienda
Qual è la formula organizzativa più opportuna? Le formule in uso sono molteplici (organizzazione gerarchica, funzionale, per prodotto ecc.) e tutte possono, a seconda dei casi, risultare più o meno adatte alle esigenze del neo-imprenditore.
Per una nuova piccola impresa, però, il modello organizzativo più adatto è quello della «struttura semplice», cioè non formalizzata, elastica, incentrata su una sola persona che ha il ruolo di leader.
Le imprese che adottano una «struttura semplice» sono generalmente aziende giovani e di piccola dimensione, in cui il ruolo di leader viene riconosciuto alla figura dell’imprenditore-fondatore.
Semplice, comando io
La «struttura semplice» è un modello di organizzazione aziendale adatto alle nuove piccole imprese, le cui caratteristiche possono essere così sintetizzate:
• accentramento decisionale nelle mani del titolare;
• bassa specializzazione dei compiti;
• scarsa presenza di sistemi di pianificazione e controllo;
• scarsa formalizzazione delle procedure.
«Semplice è bello» all’inizio, ma...
La struttura semplice può dimostrarsi efficace all’inizio: con il trascorrere del tempo, però, sarà necessario modificarla. Se l’azienda aumenta di dimensioni l’imprenditore non potrà più decidere tutto da solo: non avrà più il tempo per occuparsi personalmente di ogni dettaglio, e se lo farà rischierà di commettere degli errori. E questo comportamento accentratore, comunque, sarà demotivante per i suoi collaboratori migliori. Si attraverserà, allora, una fase delicata nella vita dell’impresa.
L’Impresa sono Io
A volte è proprio l’imprenditore a resistere ai necessari mutamenti organizzativi. Spesso infatti i fondatori di un’impresa, oltre agli innegabili pregi hanno due grandi difetti:
• si «innamorano» della propria azienda e dei propri prodotti, al punto che non vogliono cambiarli anche quando è indispensabile;
• non sono molto disponibili a delegare compiti e responsabilità ad altri.
Sono reazioni naturali e comprensibili. Ma è necessario superare questa fase, altrimenti verranno inevitabilmente perse le ulteriori opportunità di sviluppo.
Mai innamorarsi troppo delle proprie idee, dunque, anche se si sono dimostrate valide in passato. Bisogna accettare i cambiamenti ed essere pronti a sperimentarli: senza però cadere nell’errore opposto, innamorarsi di tutto ciò che è «nuovo».
Ma il secondo difetto, l’incapacità di delegare, è ancora più grave. Come evitarlo? Anche in presenza di una struttura organizzativa estremamente semplificata, è possibile fin dall’inizio delegare ai propri collaboratori dei compiti ben precisi affidandogli degli obiettivi da raggiungere (purché ovviamente coerenti con la mission aziendale, cioè le finalità complessive dell’impresa).
Tali obiettivi dovranno essere discussi e condivisi da tutti. Sarà compito dell’imprenditore, poi, valutare i risultati di ognuno, e di conseguenza premiarlo o meno in base ai risultati che ottiene.
Questo metodo di governo dell’impresa presenta molti vantaggi:
• è motivante per il personale, che si sente autonomo e responsabile;
• consente all’imprenditore di dedicare più tempo alle cose veramente importanti, di non perdersi nei particolari;
• favorisce le eventuali evoluzioni nel modello organizzativo, perché evita il trauma della «perdita di potere» da parte dell’imprenditore.
3.5.6 - Le funzioni aziendali
Perché l’azienda abbia successo è necessario che l’attenzione dell’imprenditore non sia squilibrata. Spesso accade, infatti, che questi si concentri solo ed esclusivamente su quella che gli sembra l’attività principale, cioè la produzione (non necessariamente di beni materiali, ma anche di servizi).
Si possono individuare, invece, almeno tre funzioni fondamentali, che assumono certamente rilievo diverso in base all’attività svolta, ma che comunque sono sempre presenti:
• funzione produttiva;
• funzione commerciale o di marketing;
• funzione amministrativa.
La funzione produttiva
Gli elementi da cui partire per organizzare la produzione – cioè il prodotto o servizio da offrire e gli strumenti e il know-how da utilizzare – li abbiamo già decisi quando abbiamo definito i presupposti del progetto.
Ovviamente i dettagli organizzativi della funzione produttiva variano a seconda dei vari settori. Ad esempio nel caso di un’azienda manifatturiera è necessario specificare diversi elementi, quali:
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• il numero e il tipo di macchine da impiegare; |
La funzione commerciale o di marketing
Anche nell’organizzare l’apparato commerciale sarà necessario tener conto di tutta una serie di fattori. In generale, sono fondamentali le indicazioni derivanti dagli studi di mercato e le conseguenti scelte di marketing, con particolare riferimento all’adozione di determinati canali di approvvigionamento e di distribuzione. In dettaglio, continuando con l’esempio di un’azienda manifatturiera dovremo precisare:
| • il numero degli addetti alle vendite, nonché le relative mansioni e qualifiche professionali; • il numero di eventuali intermediari commerciali esterni (agenti e rappresentanti, grossisti, trasportatori ecc.); • le modalità logistiche, cioè i flussi ed i tempi di stoccaggio, imballaggio e consegna dei prodotti; • l’eventuale necessità di un parco automezzi per le consegne dirette; • le esigenze relative all’allestimento degli uffici e/o dei punti vendita. |
La funzione amministrativa
Di solito il neo-imprenditore possiede competenze di tipo tecnico (conosce cioè il «mestiere») o commerciale. Quasi mai, al contrario, è competente in materia gestionale e amministrativa (per non parlare di quella finanziaria). In questi casi è possibile ricorrere a:
• dei soci esperti in materia;
• dei collaboratori interni;
• dei consulenti esterni.
3.5.7 - Scelte di make or buy
A questo punto dobbiamo decidere quali fasi internalizzare e quali esternalizzare: l’esempio classico per quanto concerne la funzione produttiva è quello di scegliere se produrre in proprio (make) o comprare da terzi (buy).
È di fatto l’interrogativo principale che l’imprenditore si deve porre.
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Attenzione però: le scelte di make or buy non riguardano solo la funzione produttiva, ma anche quella commerciale (rete di vendita, gestione del magazzino ecc.) e amministrativa (contabilità, finanza, controllo di gestione). |
Quando le scelte di make or buy si riferiscono specificamente agli ambiti produttivi si parla di subfornitura e decentramento produttivo.
In tal caso subentra immediatamente un ulteriore interrogativo legato alla dimensione produttiva che dovrà avere la nuova impresa: l’imprenditore deve decidere se optare per una capacità produttiva modesta e ampliarla successivamente, o se invece partire già con una capacità produttiva di riserva per far fronte ad eventuali picchi della domanda.
Ovviamente a questi interrogativi non c’è una risposta univoca per tutti i tipi di impresa: dipenderà dal contesto e dal settore.
Cerchiamo ora di mettere in evidenza quali sono gli aspetti negativi dell’una o dell’altra scelta di make or buy.
Svantaggi dell’internalizzazione
Gli elementi a sfavore dell’internalizzazione (make) sono i seguenti:
• produrre in proprio richiede di solito elevati investimenti;
• quando la capacità produttiva non è completamente utilizzata si alzano i costi unitari;
• se sorgono difficoltà produttive, queste possono assorbire il tempo dell’imprenditore e dei collaboratori;
• sono necessarie competenze tecnico-produttive specifiche, che non sempre l’imprenditore possiede.
Svantaggi dell’esternalizzazione
Di seguito gli elementi a sfavore dell’esternalizzazione (buy):
• i costi di acquisto da terzi non sono in genere ammortizzabili, a differenza di quelli di un proprio impianto di produzione;
• è più difficile controllare il livello della qualità;
• non c’è controllo dei tempi di produzione;
• se si cede a dei subfornitori il proprio know-how (o brevetto), c’è il rischio che essi tentino di sfruttarlo a loro favore;
• in alcuni casi può essere difficile trovare subfornitori adeguati.
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In tutti i casi si può formulare una regola generale: è meglio internalizzare quelle fasi critiche che richiedono un controllo diretto da parte dell’impresa. |
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Consigli utili
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► Chi trova un bravo socio trova un tesoro. Spesso la soluzione ottimale è proprio collaborare con un socio esperto in gestione aziendale. Ci sono anche dei rischi (per esempio l’incomprensione, soprattutto quando le cose non vanno bene) ma questo tipo di collaborazione può rivelarsi l’arma vincente.
► Ragioniere pensaci tu. Molti imprenditori si affidano, per tutte le loro questioni amministrative, contabili e finanziarie ad un dipendente di fiducia. Anche questa può essere una buona soluzione: abbiamo detto che delegare è positivo.
Attenti, però: lasciare tutto in mano a un dipendente non sempre è un bene. Questa persona, per un motivo o per un altro, può lasciare l’azienda senza preavviso; oppure può essere meno fidato di quanto credevamo; o, ancora, può commettere degli errori. Se il titolare è del tutto digiuno di contabilità e finanza chi se ne accorgerà?
► Il professionista. Ricorrere ad un commercialista o un consulente aziendale può essere una buona soluzione. Un bravo commercialista non si lascia sfuggire le novità fiscali, ci aiuta nella gestione aziendale, è essenziale per adempiere agli obblighi tributari. Ha un difetto: costa. Anche per questo, è bene avere comunque in azienda qualcuno che tenga almeno la contabilità.
► L’Associazione di categoria. Un’altra ottima idea può essere quella di usufruire dei vari servizi – tra cui quelli amministrativi e contabili – offerti dalle Associazioni di categoria alle imprese associate (in genere soprattutto nel settore agricolo e in quello artigiano). Consigliamo a tal fine di informarsi presso le singole Associazioni presenti a livello locale.