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Torino Congiuntura 62 - Marzo 2016

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Testata Torino Congiuntura

 

Lo scenario macroeconomico internazionale fatica a consolidare un quadro di ripresa effettiva. Il rallentamento delle economie emergenti ha avuto effetti negativi sulle Borse e sulle banche e l’incertezza dei mercati finanziari a sua volta ha avuto ripercussioni sull’economia reale. In questo contesto, secondo l’OCSE, l’Italia ha avuto il merito di intraprendere il percorso di fuoriuscita dalla crisi con l’adozione di un programma di riforme importante. Se tali riforme verranno attuate nella loro completezza nel prossimo biennio, l’OCSE ritiene che queste potrebbero rafforzare la crescita media annua del PIL pro capite di 0,6 punti percentuali nei prossimi 10 anni.

L’economia internazionale in breve

Lo scenario macroeconomico internazionale fatica a consolidare un quadro di ripresa effettiva. Il rallentamento delle economie emergenti ha avuto effetti negativi sulle Borse e sulle banche e l’incertezza dei mercati finanziari a sua volta ha avuto ripercussioni sull’economia reale. In occasione dell’ultimo G20, tenutosi nel mese di febbraio in Cina, le grandi potenze mondiali hanno ricevuto istanze forti da più fronti: il Fondo Monetario Internazionale ha fatto emergere la necessità di adottare un meccanismo che contenga i rischi legati a shock non economici, quali la crisi dei rifugiati, terrorismo ed epidemie; l’OCSE ha fatto emergere come il passo delle riforme tenga un ritmo costante soprattutto nei Paesi dell’Europa del Sud, in particolare in Italia e Spagna, ma ciò al momento non ha avuto sufficienti effetti soprattutto sul mercato del lavoro.

Nell’area Euro, la ripresa economica prosegue a ritmi inferiori a quelli attesi a inizio 2015. Nell’ultimo trimestre dell’anno, la crescita del PIL in termini reali è stata dello 0,3%: a favore ha giocato la domanda interna, mentre le esportazioni nette hanno contribuito negativamente. Le previsioni per il 2016 sono ancora una volta di crescita moderata: da un lato, proseguiranno le riforme strutturali attuate nel mercato del lavoro europeo; dall’altro, i bassi prezzi del petrolio e le misure di politiche monetaria attuate dalla Banca Centrale Europea dovrebbero sostenere il potere di acquisto delle famiglie e i consumi privati, ma anche la redditività delle imprese e la propensione a effettuare nuovi investimenti. Le proiezioni della BCE di marzo 2016, prevedono una crescita annuale del PIL in termini reali pari all’1,4% nel 2016, all’1,7% nel 2017 e all’1,8% nel 2018.

Sul versante opposto dell’Atlantico, l’economia statunitense in chiusura d’anno ha rivelato una buona resistenza di fondo, confermata anche dal Dipartimento del Commercio che ha rivisto al rialzo l’incremento del prodotto interno lordo per il quarto trimestre 2015 ad un tasso dell’1,4% (il doppio rispetto alla prima stima preliminare). La tenuta dell’economia americana è stata supportata dalla spesa dei consumatori, che a sua volta ha goduto di una costante crescita dei salari e dell’aumento dei prezzi delle case. Le prospettive per il 2016 dipenderanno inevitabilmente dal recupero del prezzo del petrolio, che nel 2015 ha subito una riduzione del 60% rispetto ai massimi raggiunti nel 2014, e dalla crescita del mercato del lavoro.

Fonte: Sole 24 Ore; OCSE

L'economia nazionale in breve

Il Rapporto “Going for Growth 2016”, presentato dall’OCSE in occasione dell’ultimo G20 finanziario, ha riconosciuto all’Italia la capacità di intraprendere un percorso di fuoriuscita dalla crisi attraverso l’adozione di un importante programma di riforme. In questo quadro l’OCSE ritiene che, se le riforme in corso verranno attuate nella loro completezza nel prossimo biennio - anche in ambito istituzionale e giudiziario - queste potrebbero rafforzare la crescita media annua del PIL pro capite di 0,6 punti percentuali nei prossimi 10 anni.

Priorità assoluta deve rimanere, tuttavia, il mercato del lavoro, favorendone una maggiore flessibilità e una migliore corrispondenza fra offerta di competenze ed esigenze interne: fra le principali raccomandazioni, vi è quella di attuare pienamente il contratto unico a tutela crescente e il sistema unico di indennità di disoccupazione, oltre a incoraggiare e rafforzare la partecipazione delle donne alla forza lavoro mediante flessibilità oraria e rafforzamento dei servizi di assistenza a infanzia e anziani.

Le previsioni OCSE per il 2016 sono comunque orientate ad un miglioramento: in primis, con la crescita del PIL (+1,3%) e il conseguente rafforzamento dei consumi privati (+0,8%) e degli investimenti (+2,2%). In secondo luogo, grazie all’atteso rafforzamento del mercato del lavoro e dell’occupazione (+0,4%) e una conseguente contrazione del tasso di disoccupazione (11,8%).

 

La congiuntura industriale

Nel 2015 la produzione industriale torinese ha rallentato il passo

Nel 2015 la produzione manifatturiera torinese ha fatto registrare una variazione media annuale del -0,1% a fronte del +6,1% ottenuto nell’anno precedente. La performance subalpina appare peggiore di quella nazionale (+1,7%).

I settori di attività, che hanno conseguito i risultati peggiori nel 2015, sono stati i mezzi di trasporto (variazione media annua del -4,2%) e la produzione di metalli (-2,2%). I restanti comparti hanno evidenziato una crescita della produzione e i più brillanti sono apparsi la chimica e materie plastiche (variazione media annua del +5,5%), il tessile e abbigliamento (+4,9%) e la meccanica (+1,5%).

Passando alla domanda, nel 2015 gli ordinativi interni hanno manifestato una leggerissima crescita (variazione media del +0,2%), mentre gli ordinativi esteri sono aumentati mediamente del 3,4%, dato confermato anche dal buon andamento delle esportazioni nel corso dell’ultimo anno.

L’occupazione industriale ha evidenziato una piccola crescita durante il quarto trimestre dello scorso anno (+0,2% rispetto allo stesso trimestre del 2014). Disaggregando questo risultato per settori, il comparto dei mezzi di trasporto ha realizzato la performance migliore (+0,9%); sul fronte opposto, le industrie chimiche e delle materie plastiche (-0,9%) e quelle tessili e dell’abbigliamento (-0,8%) hanno realizzato i cali più consistenti.

Le previsioni per il primo trimestre del 2016 sono improntate al pessimismo: per il 40% degli intervistati del campione, la produzione manifatturiera subirà una flessione rispetto al corrispondente periodo dello scorso anno, per il 38% resterà stazionaria e solo il 22% prevede un suo aumento.

 

Focus della congiuntura industriale

Crescono ancora gli investimenti nel 2015

A fine 2015 scende, per il terzo anno consecutivo, la percentuale delle imprese torinesi che hanno dichiarato di non aver effettuato alcun investimento nel corso dell’anno (il 36,4% contro il 38% del 2014). A crescere sono, in particolare, le imprese che hanno investito per importi di bassa-media entità (dai 25mila ai 100mila euro), mentre diminuiscono gli impieghi superiori ai 250mila euro. Ad essere acquistati sono stati principalmente i macchinari e le attrezzature (il 79% degli investimenti), in calo rispetto al 2014 quando rappresentavano ben l’84% degli investimenti.

Cresce la spesa destinata alla ricerca e allo sviluppo, finanziata dal 21% delle imprese torinesi (il 19,3% nel 2014), e quella per impianti fissi (il 15,3% contro il 12,6%). Le previsioni per il 2016 vedono un aumento della spesa esclusivamente in ricerca e sviluppo, mentre non si prevedono incrementi nelle altre voci. L’autofinanziamento nel 2015 è stato il primo canale con cui le imprese hanno effettuato investimenti, seguito dal credito bancario, utilizzato dal 42,8% delle rispondenti. Fra le aziende che nel 2015 hanno deciso di innovare, è risultata in crescita la scelta di orientare i propri investimenti in innovazioni organizzative - effettuate dal 27,3% delle imprese, a fronte del 18,5% nel 2014 – e di marketing - dal 7,9% delle imprese al 17,8% nel 2014. Nel complesso, la spesa sostenuta per le attività di innovazione unicamente nel 2015 rappresenta il 6,4% del fatturato dell’anno, minore della media piemontese (il 7%), ma in leggera crescita rispetto a quanto dichiarato nel 2014 (pari al 6%).

Infine, tra i fattori che hanno limitato l’introduzione di innovazioni nel triennio 2013-2015, al primo posto spicca la mancanza di risorse finanziarie (per il 40% delle imprese), seguita dai costi di innovazione ancora troppo elevati (secondo il 22,8%) e dalla mancanza di personale qualificato (il 14,6%).

Il commercio estero

Le esportazioni torinesi mettono a segno un altro risultato positivo nel 2015

Crescono le esportazioni torinesi nel 2015, con un +10,5%, rispetto al 2014. Le esportazioni provinciali raggiungono quota quasi 23 miliardi di euro, mentre le importazioni ammontano a 15,7 miliardi: ne consegue un saldo della bilancia commerciale più che positivo (+7,1 miliardi di euro) e in netto miglioramento rispetto a quello evidenziato nell’anno precedente.

Rispetto alle esportazioni italiane (+3,8%) e piemontesi (+7%), la performance di Torino è nettamente migliore tanto che il territorio subalpino si colloca al primo posto per la crescita delle esportazioni tra le principali province italiane, con un +10,5% rispetto al 2014. A trainare l’export provinciale sono i mezzi di trasporto, che rappresentano il 45% delle vendite verso l’estero con un incremento del +20,1% rispetto al 2014; all’interno di questa categoria a crescere è soprattutto la vendita di autoveicoli, che registra un aumento del +35,8%, mentre l’export di parti ed accessori di autoveicoli presenta una crescita più modesta (+0,9%).

I principali partner commerciali dell’area metropolitana torinese si confermano, per ordine di importanza, gli Stati Uniti, che vedono aumentare fortemente le importazioni torinesi rispetto al 2014 (+80,3%), seguiti da Germania (+2,9%) e Francia che, al contrario, subisce una contrazione delle vendite (-0,1%).

 

La dinamica delle imprese

Il tessuto imprenditoriale torinese si avvia alla ripresa?

Il 2015 torinese si è chiuso con un totale di 225.019 imprese registrate, in calo di quasi l’1% (-2.189) rispetto al 2014. Tuttavia, nonostante questa diminuzione, il tasso di crescita del tessuto imprenditoriale torna ad essere lievemente positivo (+0,02%), dopo tre anni consecutivi di performance negativa. Il dato dell’Area Metropolitana di Torino è migliore di quello piemontese (-0,11%), ma ancora di gran lunga inferiore a quello nazionale (+0,75%).

Anche le nuove iscrizioni, che ammontano a 14.308, tornano a crescere rispetto al 2014, aumentando di oltre 315 unità. Questo interessante dato si traduce in un lieve incremento della natalità imprenditoriale e segna quindi il ritorno ad una “propensione a fare impresa”.

Analizzando, invece, la forma giuridica delle imprese, a crescere maggiormente sono le società di capitale, che rappresentano il 17,8% del totale. Da tre anni le società di capitale registrano un trend positivo e solo nell’ultimo anno il tasso di crescita è stato pari al +2,91%, confermandosi di fatto come un tassello fondamentale del tessuto imprenditoriale torinese. Le società di persone (il 26% del totale) subiscono un nuovo calo del tasso di crescita (-1,76%), anche se in ripresa rispetto al 2014, mentre le società individuali (pari al 54% del totale) fanno registrare una lieve flessione (-0,08%). In crescita del +1,24% appaiono, infine, anche le “altre forme giuridiche” (il 2,2% del totale), categoria nella quale figurano - tra gli altri - anche le cooperative e i consorzi.

A livello settoriale, lo stock delle imprese registra una crescita solamente nei comparti dei servizi pubblici, sociali e personali (+2%, con peso del 6,6% sul totale) e del turismo (+0,6% e 6,8% del totale). Rimane sostanzialmente stabile rispetto al 2014 il settore dei servizi orientati prevalentemente alle imprese (+0,1% e 24,9%), mentre i restanti comparti hanno subito una nuova contrazione. Il calo più significativo della consistenza rimane quello del settore edile (-2% e 15,5% del totale), seguito da agricoltura e pesca (-1,7% e 5,6%), industria (-1,6% e 9,8%) e commercio (-1,5% e 25,5%).

Nel 2015 le imprese femminili (il 22% del totale) hanno giocato un ruolo importante nel favorire la ripresa del sistema imprenditoriale torinese, facendo registrare una crescita del tasso di sviluppo +0,32%. In forte aumento (+4,45% del tasso di crescita) sono anche le imprese straniere (che pesano il 10,5% del totale), concentrate per lo più nel settore delle costruzioni, mentre lo stock delle imprese giovanili (il 10,3% del totale) scende del -3,5%, mettendo in evidenza un progressivo invecchiamento dell’imprenditoria torinese. Infine, troviamo in calo anche il numero delle imprese artigiane (il 27,9% del totale), che fanno registrare una diminuzione del tasso di crescita pari a -1,68%.

Un’ulteriore lettura dello stato di salute del sistema imprenditoriale torinese può essere fatta analizzando il tasso di sopravvivenza imprenditoriale a uno, due e tre anni dall’iscrizione. Per il 2015 il tasso è pari all’86,6%, ovvero appena 13 imprese su 100 cessano l’attività dopo un anno; i settori più longevi sono l’agricoltura (93,7%), i trasporti e spedizioni (92%) e i servizi prevalentemente orientati alle persone (91,2%). Effettuando l’analisi con un orizzonte temporale di due anni emerge che sopravvivono 3 imprese su 4 (il 75%), mentre a tre anni dall’iscrizione sopravvivono 2 imprese su 3 (il 66%); i settori più longevi si confermano i medesimi del breve periodo.

Il mercato del lavoro

Nel 2015 crescono gli occupati torinesi

Nel 2015 gli occupati nell’area metropolitana torinese risultavano mediamente 915mila, con un incremento dell’1,9% rispetto all’anno precedente, a seguito del miglioramento della congiuntura economica e alla riforma del mercato del lavoro. Ne consegue un innalzamento del tasso di occupazione fra i 15 e i 64 anni dal 61,4% del 2014 al 62,8% e una diminuzione del tasso di disoccupazione, dal 12,9% all’11,9%, che rimane, tuttavia, maggiore di quello piemontese (10,2%), ma in linea con quello nazionale (11,9%).

Per quanto riguarda il tasso di disoccupazione giovanile (fra i 15 anni e i 24 anni) dell’area torinese, nel 2015 scende al 44,9% (era pari al 49,9% nel 2014), ma si tratta sempre di un valore maggiore a quello della media italiana, pari al 40,3%.

Gli occupati crescono soprattutto nell’industria (+3,7% rispetto all’anno precedente) e nell’agricoltura (+32,4%), mentre appare più modesta la crescita rilevata per i servizi (+0,7%).

  Occupati in migliaia

Tasso % di occupazione (15-64 anni)

Persone in cerca di occupazione (in migliaia) Tasso % di disoccupazione Forze di lavoro (in migliaia) Tasso % di attività (15-64 anni)
Maschi 504 69,7 67 11,7 571 79,2
Femmine 410 56,0 57 12,2 467 63,8
Totale 915 62,8 124 11,9 1038 71,4

Fonte: ISTAT, Forze di Lavoro - Medie 2015

 

 

Il credito

Timida ripartenza del credito a famiglie e imprese

Sulla base delle statistiche elaborate da Banca d’Italia, alla fine del 2015 l’ammontare degli impieghi erogati nel torinese dalle banche e da Cassa Depositi e Prestiti ha raggiunto quota 60.537 milioni di euro. Il dato, nonostante sia ancora in calo del -1,0% rispetto al 2014, presenta una crescita del +0,3% rispetto alla fine del trimestre precedente, a conferma del recente trend positivo nell’erogazione del credito.

Disaggregando questo dato per settore di attività economica della clientela, risulta che le società finanziarie diverse dalle istituzioni finanziarie monetarie accusano la flessione più rilevante degli impieghi, -26,8% rispetto alla fine del 2014, seguite dalle amministrazioni pubbliche, che presentano una diminuzione del -5,1% nei confronti del 2014. Il dato più significativo è però quello legato alle famiglie e alle società non finanziarie: la prima categoria fa registrare un considerevole aumento (+4,7% rispetto a fine 2014), mentre la seconda chiude l’anno 2015 con una lieve variazione positiva del +0,4%. E’ interessante notare come le variazioni rispetto al trimestre precedente, +1,2% per le famiglie e +1,8% per le società non finanziarie, evidenzino una chiara tendenza positiva nella concessione dei prestiti da parte degli istituti finanziari, quasi sicuramente favorita dalla politica monetaria espansiva attuata nell’ultimo anno dalla Banca centrale europea. Infine, si registra una crescita del +3,1% anche per le istituzioni senza scopo di lucro al servizio delle famiglie.

Al 31 dicembre 2015, i depositi torinesi presso le banche e la Cassa Depositi e Prestiti risultano essere 62.711 milioni di euro, in crescita del +8,5% rispetto al corrispondente periodo del 2014 e del +4,6% nei confronti del trimestre precedente.

Il dato anomalo che richiama subito l’attenzione è il consistente aumento dei depositi torinesi relativi al settore delle società non finanziarie, che fa registrare una crescita del +45,5% nei confronti del 2014 e del +34,4% rispetto al trimestre precedente. Emerge quindi una pesante attività di deposito concentrata negli ultimi mesi del 2015, in parte forse spiegabile con il clima di forte incertezza che permane sui mercati finanziari.

Considerando un orizzonte temporale annuale, si sono verificati aumenti anche nel settore delle istituzioni senza scopo di lucro al servizio delle famiglie (+11,5%), delle istituzioni finanziarie diverse dalle istituzioni finanziarie monetarie (+5,0%) e delle famiglie (+1,4%). Interessante notare come, su base trimestrale, il dato sulle società finanziarie appare in controtendenza, facendo registrare una contrazione dei depositi pari al -10,5%. Infine, risultano in calo i depositi delle amministrazioni pubbliche, che si riducono del -6,3% nei confronti del 2014.

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