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Torino Congiuntura 61 - Dicembre 2015

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Testata Torino Congiuntura

 

Lo scenario internazionale è caratterizzato in generale da un rallentamento del ciclo economico dovuto principalmente ad una diminuzione degli investimenti e al conseguente rallentamento delle esportazioni che, tuttavia, segnano un lieve aumento nei primi nove mesi dell’anno. A livello nazionale si iniziano a vedere dei lievi segnali di ripresa: crescono il PIL ed il commercio estero; al contrario fatica ancora il mercato del lavoro dove la ripresa è fisiologicamente più lenta.

L'economia internazionale in breve

Il quadro internazionale sconta un rallentamento del ciclo economico, principalmente legato ad una diminuzione degli investimenti e al conseguente rallentamento delle esportazioni. Nel mese di settembre, tuttavia, l’export mondiale ha fatto registrare un +0,5%, in ripresa dopo la diminuzione registrata ad agosto (-0,6%). Anche i dati preliminari sulla produzione industriale a settembre rilevano un incremento del +0,3%, a fronte della crescita zero del mese precedente.

 Sul fronte politico, l’ondata di violenza scatenata dai recenti attacchi terroristici di Parigi, sta favorendo l’ascesa di movimenti e ideologie populiste dell’ala destra - dagli Stati Uniti alla Francia - che giocano la propria strategia politica alimentando la paura che i governi attualmente in carica non siano in grado di garantire la sicurezza dei cittadini.

 La Francia, inoltre, è anche il Paese che ha ospitato la ventunesima Conferenza Parigi 2015 (COP21) sul Clima, nel mese di dicembre. L’obiettivo, sulla base del lavoro svolto in occasione della COP20 di Lima, è stato quello di raggiungere un accordo sui cambiamenti climatici, assumendo impegni vincolanti su diverse e complementari tematiche, in primis il riscaldamento globale e la riduzione delle emissioni.

 Negli Stati Uniti, invece, vi è una sostanziale ripresa del quadro economico supportata dall’andamento del mercato del lavoro: nel mese di novembre il tasso di disoccupazione è rimasto invariato al 5%, ai livelli più bassi dalla primavera 2008. Tuttavia, si è anche ampliato il deficit della bilancia commerciale, a fronte di un calo delle esportazioni nel mese di ottobre. Entrambe le informazioni sono sicuramente alla base delle scelte di politica monetaria - indirizzate ad un graduale rialzo del tasso di interesse del dollaro, ad oggi fermo al minimo storico dello 0,25% dal 2008 - che la Federal Reserve intende attuare fra la fine dell’anno e l’inizio del 2016.

Fonti: “Nota mensile sull’andamento dell’economica italiana” (n.11/2015); www.federalreserve.gov; www.economist.com; www.cop21paris.org.

L'economia nazionale in breve

In Italia, è ancora difficile parlare inequivocabilmente di avvio della ripresa, ma alcuni significativi indicatori sembrano incoraggianti: nel terzo trimestre 2015, il tasso di crescita tendenziale del PIL è salito a +0,8%, dal +0,1% del primo e dal +0,6% del secondo trimestre dell’anno. Le previsioni di breve periodo Istat per il quarto trimestre 2015 indicano una crescita congiunturale del Pil reale pari al +0,2%, se si assisterà ad un incremento dei consumi e al connesso aumento delle importazioni.

Di segno positivo anche il commercio estero, che nei primi nove mesi dell’anno è cresciuto del +4,2% (variazione tendenziale), grazie al contributo positivo di tutte le ripartizioni territoriali ad esclusione dell’Italia insulare. Nel mese di ottobre è cresciuta anche la produzione industriale, con un incremento del +0,5% rispetto al mese precedente e del +2,9% su base annua.

Fisiologicamente più lento il recupero del mercato del lavoro: fra agosto ed ottobre l’occupazione ha registrato una lieve variazione positiva (+0,1%, +32mila unità); il tasso di disoccupazione, dopo una consistente discesa nel corso dell’anno, in otto-bre è rimasto stabile rispetto al mese precedente (11,5%).

Fonti: “Nota mensile sull’andamento dell’economica italiana” (n.11/2015); www.federalreserve.gov; www.economist.com; www.cop21paris.org.

La congiuntura industriale

Nuova battuta di arresto della produzione industriale nel III trimestre

La produzione manifatturiera torinese (-1,4% rispetto allo stesso trimestre del 2014) ha registrato una nuova battuta di arresto nel terzo trimestre del 2015. La performance risulta peggiore sia di quella regionale (la variazione tendenziale pari a +0,1%), sia di quella nazionale (+1,5%).

I settori di attività maggiormente responsabili di questo risultato sono stati i mezzi di trasporto (-8,3% sul terzo trimestre dello scorso anno) e la produzione di metalli (-4,6%).

I restanti comparti hanno manifestato una variazione tendenziale positiva della produzione; gli incrementi più elevati sono stati conseguiti dalle industrie tessili e dell’abbigliamento (+3,3%) e da quelle chimiche e delle materie plastiche (+2,7%).

All’interno del settore dei mezzi di trasporto si sono manifestate delle dinamiche differenti:  l’aerospazio e gli autoveicoli hanno accusato una diminuzione della produzione, mentre è aumentata quella di componentistica autoveicolare.

Per quanto concerne la domanda, nel terzo trimestre gli ordinativi interni hanno subìto  una diminuzione (-1,4% rispetto allo stesso periodo del 2014), dopo due risultati consecutivi positivi. Seppur in rallentamento, non si arresta la crescita degli ordinativi esteri (+0,9%).

L’occupazione industriale ha evidenziato una nuova riduzione (-3,4% rispetto allo stesso trimestre del 2014). Disaggregando questo risultato per settori, solo il comparto alimentare ha realizzato una crescita (+1,4%), mente la performance peggiore è stata appannaggio dei mezzi di trasporto (-4,7%).

Le previsioni per il quarto trimestre del 2015 evidenziano una stazionarietà della produzione manifatturiera (si è così espresso il 43% del campione intervistato), mentre per il 30% degli intervistati subirà una diminuzione rispetto al corrispondente periodo dello scorso anno e per il 27% aumenterà.

Visualizza il grafico sull'andamento della produzione industriale (1 pagina, 13 kb)

Commercio estero

Continuano a crescere le esportazioni torinesi nel III trimestre dell’anno

Nei primi nove mesi dell’anno, con un +11,4% rispetto allo stesso periodo del 2014, continua la crescita delle vendite torinesi verso l’estero. Le esportazioni provinciali raggiungono quota oltre 17 miliardi di euro mentre le importazioni ammontano a 11,8 miliardi: ne consegue un saldo della bilancia commerciale più che positivo (+5,3 miliardi di euro) e in netto miglioramento rispetto a quello evidenziato nel terzo trimestre dell’anno precedente.

Rispetto alle esportazioni italiane (+3,2%) e piemontesi (+5,6%), la performance di Torino è nettamente migliore tanto che il nostro territorio si colloca al primo posto per la crescita delle esportazioni tra le principali province italiane.

A trainare l’export provinciale si confermano i mezzi di trasporto che rappresentano quasi il 46% delle vendite verso l’estero e incrementano del +21% rispetto al periodo gennaio-settembre 2014; all’interno di questa categoria a crescere è la vendita di autoveicoli che raggiunge un incremento del +45,9% mentre l’export di parti ed accessori di autoveicoli subisce una lieve frenata (-0,3%).

 

I principali partner commerciali dell’area metropolitana torinese si confermano essere, per ordine di importanza, gli Stati Uniti che vedono raddoppiare le importazioni torinesi rispetto ai primi nove mesi del 2014, seguiti da Germania (+1,7%) e Francia che, al contrario, subisce una contrazione delle vendite (-3%).

Visualizza il grafico del commercio estero nel III trimestre 2015 (1 pagina, 12 Kb)

La dinamica delle imprese

Calano le imprese torinesi anche nel terzo trimestre dell’anno

Nel terzo trimestre 2015 le imprese registrate nella città metropolitana di Torino risultavano 225.871, con un calo dello 0,9% nei confronti dello stesso periodo del 2014.

Se si considera la forma giuridica, le società di capitali sono apparse le più dinamiche con un incremento della consistenza pari al +1,8% rispetto al terzo trimestre del 2014 (il 17,7% del totale delle imprese). Le società di persone hanno, invece, subito la diminuzione più elevata (-3,8% e il 26%), mentre le imprese individuali sono leggermente diminuite (-0,4% e il 54%). In crescita appaiono infine le “altre forme giuridiche” (+1,3% e il 2,2%), categoria nella quale figurano - tra gli altri - anche cooperative e consorzi.

A livello settoriale, i servizi e il turismo continuano a evidenziare un trend positivo: i servizi pubblici, sociali e alle persone, che rappresentano il 6,5% del tessuto imprenditoriale subalpino, hanno manifestato la variazione più alta dello stock (+2%), seguiti dal turismo (+0,5% e il 6,8%) e dai servizi alle imprese (+0,3% e il 25%). L’edilizia subisce ancora una volta la più elevata diminuzione della consistenza (-2,3% e il 15,5%).

A fine settembre 2015, le imprese femminili sono rimaste sostanzialmente stabili rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (il 22% del totale delle imprese). Non si arresta, invece, la crescita delle imprese straniere (+3,5% e il 10,5%), mentre lo stock delle imprese giovanili (il 10%) scende del 3%, così come quello delle imprese artigiane (-1,9% e il 28%).

Un altro indicatore dell’andamento del tessuto imprenditoriale subalpino sono i fallimenti, che nei primi nove mesi dell’anno in corso sono ammontati a 380, in flessione del 20% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il maggior numero di fallimenti é stato registrato dai settori delle costruzioni (il 21,4% del totale), dell’industria manifatturiera (il 21,8%) e del commercio (il 21,6%), che hanno ottenuto, a seguito del miglioramento della congiuntura economica, le più significative riduzioni della consistenza (rispettivamente -25%, -19% e -35%). L’unico comparto in controtendenza è apparso il turismo, che ha evidenziato un incremento delle procedure fallimentari pari al +59% rispetto al periodo gennaio – settembre 2014.

Visualizza il grafico sulla natimortalità in provincia di Torino - III trim. 2015 (1 pagina, 12 Kb)

Il credito in provincia di Torino

Diminuiscono i depositi nell’area torinese

Sulla base delle statistiche creditizie elaborate dalla Banca d’Italia, a fine agosto 2015 l’ammontare degli impieghi torinesi erogati dalle banche e dalle casse depositi e prestiti ha raggiunto quota 59.924 milioni di euro, con una riduzione dell’1,2% rispetto allo stesso periodo del 2014 (-0,7% nei confronti del  mese precedente).

Se si disaggrega questo dato per settori di attività economica della clientela, le amministrazioni pubbliche accusano la flessione più rilevante degli impieghi (-5,2% nei confronti del 31 agosto 2014). Leggermente più contenute appaiono le variazioni negative delle imprese (-3,5%) e delle società finanziarie diverse dalle istituzioni finanziarie monetarie (-3,4%), mentre gli impieghi delle famiglie manifestano un incremento del 3,2% rispetto a fine agosto dello scorso anno, dovuto probabilmente ai bassi tassi di interesse che hanno favorito l’accensione di nuovi mutui e di prestiti personali.

Al 31 agosto 2015 i depositi subalpini presso le banche e le casse depositi e prestiti erano pari a 56.391 milioni di euro, in calo del 4,2% rispetto al corrispondente periodo dello scorso anno (-3% nei confronti di fine luglio 2015).

Questa discesa dei depositi bancari è stata determinata principalmente dalle società finanziarie diverse dalle istituzioni finanziarie monetarie (-29% rispetto a fine agosto 2014) e dalle amministrazione pubbliche (-13,5%). Sono, invece, apparsi in crescita i depositi delle istituzioni senza fine di lucro al servizio delle famiglie (+6,6%), quelli delle imprese (+2,1%) e delle famiglie (+1,4%).

Nonostante il miglioramento della congiuntura economica, le sofferenze bancarie continuano ad aumentare nell’area torinese e nei primi sei mesi dell’anno hanno raggiunto i 4.674 milioni di euro con una variazione del +3,9% rispetto al primo semestre del 2014. Il rapporto fra sofferenze e impieghi è aumentato dal 7,2% di fine giugno 2014 al 7,7%.

Visualizza la tabella sul sistema creditizio in provincia di Torino (1 pagina, 12 Kb)

Approfondimento

Rapporto sulla contraffazione nel Torinese. VIII edizione.

“Produrre, vendere, acquistare giocattoli: l’importante è la sicurezza”

Per monitorare la percezione del fenomeno di diffusione di giocattoli contraffatti e “non in regola”, la Camera di commercio di Torino ha realizzato un’indagine che ha coinvolto imprese produttrici di giocattoli, imprese della distribuzione e famiglie[1].

Tra gli aspetti di maggior rilievo nella produzione di giocattoli, il primo è la sicurezza del consumatore (100%), seguito a pari merito (91,7%) dal rispetto dei requisiti di sicurezza e obblighi normativi, dalla scelta dei materiali e dalla domanda di mercato. I commercianti, invece, selezionano un giocattolo per la qualità dei materiali (32,2%), per la domanda di mercato (20,3) e per la presenza di un’etichettatura conforme (15,4%).

Mentre i produttori di giocattoli percepiscono la diffusione della contraffazione nel mercato in cui operano abbastanza elevata, (valutazione media pari a 6,9 in una scala da 1 a 10), le imprese distributrici piemontesi (voto medio pari a 4) hanno una percezione del fenomeno più bassa. Nel complesso, tuttavia, il 29% delle aziende ha dichiarato di aver ritirato almeno una volta un giocattolo dalla vendita o dalla produzione perché “non in regola”. Alla base del ritiro, vi è la mancanza dei requisiti chimici (il 38% delle risposte), e dei requisiti fisico-meccanici (17%).

La registrazione di marchi aziendali e l’adozione di sistemi di certificazioni di qualità sono strumenti utilizzati dal 33% delle imprese per contrastare il fenomeno della contraffazione; tuttavia la strategia più adeguata è quella di educare i consumatori alla conoscenza del fenomeno e alle conseguenze connesse all’acquisto di articoli “non in regola”.

Il primo elemento valutato, invece, dalle famiglie nell’acquisto di un giocattolo (voto 8,3 su 10) riguarda la fascia di età consigliata. Seguono il prezzo, il materiale utilizzato e la presenza della marcatura CE.

Per le famiglie la contraffazione e i giocattoli “non in regola” sono molto diffusi (voto complessivo: 7,8). Infatti, oltre il 48% delle famiglie dichiara di aver acquistato o ricevuto in passato prodotti non a norma. Anche le famiglie ritengono che l’educazione dei consumatori (il 28,5%) sia il primo elemento utile per limitare il problema, seguito dai sistemi di riconoscimento dei prodotti contraffatti. Scuola (57,1%), pubblica amministrazione (46,7%) e associazioni di consumatori (il 32,4%) sono i tre canali più efficaci per divulgare i rischi connessi all’acquisto di giocattoli non in regola.

La ricerca completa è disponibile sul sito internet della Camera di commercio di Torino alla pagina www.to.camcom.it nella sezione Studi/Osservatori e rapporti annuali.


[1] In complesso: 300 aziende indagate - di cui 70 rispondenti - e 105 nuclei famigliari piemontesi.


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