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Palazzo Birago di Borgaro

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Palazzo Birago di Borgaro è la sede istituzionale della Camera di commercio di Torino, ed è situato in via Carlo Alberto 16, nel centro della città. È spesso sede di mostre ed eventi aperti al pubblico, che consentono la visita di cortile e piano nobile.

Testata palazzo Birago

Il sogno di un committente illustre

Dietro una dimora come Palazzo Birago di Borgaro, vero e proprio simbolo di un’epoca, c’è il gusto e la sensibilità del suo committente: il Conte Augusto Renato, personaggio estroso e di larghe vedute.
Appartenente ad un’antica e famosa casata nobiliare, il conte Augusto Renato accumula nella prima metà del ‘700 una serie di cariche molto importanti. Attraverso la carriera militare conquista il titolo di Generalissimo delle truppe del regno di Sardegna. Attraverso la frequentazione a corte diventa Cavaliere d’onore delle regine Anna d’Orleans e Polissena d’Assia ed educatore dei futuri eredi al trono.
 

Nobile, geniale architettura

Non stupisce dunque che dopo aver acquistato il terreno nell’antica Contrada degli Angeli, l’attuale Via Carlo Alberto, il 13 giugno del 1716, il conte Augusto Renato decida di scegliere come architetto della sua residenza il grande Filippo Juvarra, allora Primo Architetto di Sua Maestà, da due anni a Torino al servizio di Vittorio Amedeo II.

Una scelta che consentirà al Palazzo di diventare uno dei più eleganti e noti esempi di tardo barocco in Piemonte. Originale ma discreto, ricco ma equilibrato Palazzo Birago di Borgaro rispetta infatti pienamente l’armonia, la fantasia e la grazia tipiche dello stile juvarriano.
 

Un capolavoro restituito al presente

Per la facciata, l’atrio e il cortile il tempo si è fermato. Quasi tutto rimane come è stato concepito d Filippo Juvarra.
Caratterizzata dal delicato equilibrio dei pieni e dei vuoti, dall’ordine gigante del primo e secondo piano e dall’alternanza di timpani curvi e triangolari sulle finestre, la facciata mantiene intatta l’eleganza delle origini.

Del frontone decorato con statue, provenienti dalla Reggia di Venaria, rimangono solo le pareti laterali.
Dal portale centrale si accede all’atrio. Uno dei più eleganti della città. Uno spazio aperto, di largo respiro, caratterizzato da importanti colonne e da una bella volta a vela con lunette. Un vero e proprio salone in cui sostare e cogliere immediatamente la splendida scenografia del cortile d’onore.
È proprio qui, nel cortile d’onore, che è possibile respirare pienamente lo stile di Filippo Juvarra. Solo il fondale con la bella statua non appartiene al progetto originale dell’architetto.

Frutto della straordinaria fantasia dell’artista è invece l’effetto scenografico e teatrale d’insieme, dovuto alla struttura curvilinea delle pareti, che separano il cortile d’onore da quello rustico dedicato alle carrozze.
L’ala sinistra conserva ancora oggi il ricercato effetto “trompe l’oeil” voluto dall’architetto.
 

Gli interni: dialogo di stili

Salendo il maestoso scalone d’onore che porta al salone d’ingresso ci si trova di fronte a tutto un altro gusto. Sono infatti i Della Valle, i nuovi proprietari che acquistano il Palazzo nel 1858, a dare l’impronta stilistica che ancora oggi conservano gli appartamenti.

Nelle decorazioni delle volte e negli arredi fissi, porte, scuri e camini, domina l’eclettismo e il gusto neorococò. Rimane invece intatta la bella struttura dello scalone e la distribuzione razionale degli appartamenti.

Splendida la vista dal salone d’ingresso che abbraccia tutta la teatralità del cortile d’onore. Come altrettanto bello è l’affaccio del salone principale, un tempo destinato con quello d’ingresso a feste e balli, da cui si coglie soltanto il verde del giardino di Palazzo Cisterna.
 

Una sede di prestigio dedicata alla città

Nel 2000 Palazzo Birago diventa sede della Camera di commercio di Torino e ne ospita la Presidenza, la Direzione, gli uffici amministrativi e i locali di rappresentanza. Una scelta che ha dato all’ente tutto il prestigio di una sede storica di grande interesse artistico e al Palazzo l’opportunità di rinascere, con una serie di importanti interventi di restauro e di conservazione.

Oggi Palazzo Birago, impreziosito negli interni anche con arredi provenienti dalle residenze sabaude e con opere di cui alcune contemporanee, accoglie sempre più spesso cittadini e turisti in occasione di esposizioni ed eventi ed è scelto come location per set cinematografici e installazioni d’arte.

L’acquisto e il restauro del Palazzo hanno alle spalle una tradizione di amore per l’arte e l’architettura, come dimostra la storia delle precedenti sedi della Camera di commercio: Palazzo Morozzo della Rocca fino al 1942 e, fino al 1974, lo splendido Palazzo Lascaris, oggi sede del Consiglio Regionale.

La storia della Camera di commercio di Torino vanta anche sedi firmate da famosi architetti contemporanei. Come Gabetti e Isola per il vicino Palazzo della Borsa Valori, e Carlo Mollino per Palazzo Affari, oggi sede di tutti gli uffici al pubblico, in via San Francesco da Paola 24, a pochi passi dalla sede istituzionale.
 

Scarica il depliant di Palazzo Birago di Borgaro (2 pagine, 548 Kb)

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Articoli su Palazzo Birago

In questa sezione sono raccolti alcuni articoli sulla storia e l'architettura di Palazzo Birago tratti da quotidiani e pubblicazioni.

 

I BIRAGO DI BORGARO
di Gustavo Mola di Nomaglio
I Birago, grande casata milanese, passarono a dimorare nel XVI secolo, esiliati dagli Sforza, in Francia dove grandeggiarono e, di qui, in Piemonte.
Molti i legami con Torino.
Un percorso ideale per la città alla loro ricerca può partire dal castello del Valentino - il cui nome deriva, secondo alcuni, da Valentina Balbiano, moglie di Renato Birago, proprietario dell´edificio nella prima metà del ´500 - può poi passare per via Vanchiglia, dove sono due palazzi appartenuti al Birago di Vische, toccare villa Genero, che fu pure dei Birago, giungere, presso l´ospedale Amedeo di Savoia, al padiglione Birago di Vische - costruito con parte dell´enorme lascito della famiglia a favore del Cottolengo e di altre istituzioni caritatevoli - e concludersi in via conte di Roccavione (Carlo Lodovico Birago di Roccavione contribuì a liberare Torino dall´assedio del 1706) oppure a Palazzo di Città dove, nel 1796, sedeva a capo dell´amministrazione civica il sindaco Luigi di Borgaro.
Le vicende costruttive e la storia del palazzo di via Carlo Alberto sono note.
Alquanto più nebuloso diviene, con lo scorrere del tempo, il ricordo di Augusto Renato Birago, che ne commissionò la costruzione a Filippo Juvarra.
Questi fu uno tra i più significativi personaggi del Piemonte settecentesco.
Il suo nome è ormai legato soprattutto al fatto di essere stato il committente del monumento juvarriano, ma su di lui vi sarebbe molto altro da ricordare.
Nato attorno al 1670, si sposò nel 1696 con Gabriella Piscina di Castagneto, che morì due anni dopo, come si legge in un´antica storia manoscritta dei Birago, "nel conflitto del parto", dando alla luce una bimba, vissuta solo poche ore.
Augusto Renato si dedicò anima e corpo alla carriera delle armi.
Fece tutte le campagne del suo tempo ed ebbe, nel 1744, il grado di "generalissimo" delle truppe del Regno di Sardegna.
Non meno significativo fu il suo ruolo a corte: contribuì all´educazione dei principi quale vice governatore, fu vicino come "cavaliere d´onore" alle regine Anna e Pollissena e rivestì la carica di Gran Mastro della Casa Reale.
Nel 1737 fu creato Cavaliere dell´Ordine della Santissima Annunziata.
Qualche anno prima Carlo Emanuele III lo aveva nominato "Protettore" della "Casa delle Figlie della Provvidenza", un istituto che garantiva a bambine e ragazze povere, orfane di padre o di madre - o di entrambi- mantenimento, educazione e l´apprendimento di lavori di cucito e di ricamo. Durante la sua amministrazione il numero delle ragazze crebbe notevolmente.
I lavori di ricamo venivano venduti e parte del guadagno serviva per il mantenimento della Casa, ma il denaro non bastava ai.
Grazie al suo impegno giunsero lasciti e donazioni coi quali si ottenne un duraturo consolidamento della situazione finanziaria.
Egli stesso fece elargizioni importanti.
Una di queste, di trentamila lire, consentì nel 1743 l´acquisto di un palazzo col quale si sarebbe potuto aumentare il numero delle ospiti.
Sull´ampio sito del caseggiato da lui pagato qualche tempo dopo venne costruita la nuova sede dell´Istituto, tuttora esistente.
Si tratta del palazzo in cui hanno sede oggi i locali dell´esattoria comunale.
Augusto Renato si risposò nel 1719 con Maria Vittoria Scarampi del Cairo, anch´essa vedova.
Non ebbe figli neanche dal secondo matrimonio e chiamò quale proprio erede universale, adottandolo, Ignazio Renato di Birago di Vische, appartenente al ramo primogenito della famiglia.
Questi, architetto assai noto, diede origine alla seconda linea dei conti di Borgaro, che conservò la proprietà dell´edificio juvarriano ancora per alcune generazioni.
da Il Sole 24 Ore Nord Ovest di lunedì 27 marzo 2000

 

I BIRAGO DI BORGARO
di Elisa Gribaudo Rossi
I Birago rappresentano una delle più note casate di Francia e d´Italia.
Al loro spegnersi (1932), quando si era ancora attaccati alle proprie memorie, un settimanale torinese dedicò ai fasti della famiglia un articolo riassuntivo.
Dopo cinque secoli di vita lombarda, nel Cinquecento il ramo principale dei Birago, avendo in odio gli Sforza, lasciò il paese d´origine e si trasferì in Francia e in Piemonte, ove peraltro i due Stati erano simili a vasi comunicanti.
Prenderemo un qua e là, un po´ a caso, qualche personaggio di questa stirpe numerosa e sparpagliata.
Flaminio Birago, figlio di Carlo conte di Vische e gentiluomo di camera del re di Francia, fu letterato e poeta apprezzato in Parigi, dove nel 1581 si stampò un suo volume di poesia dedicato allo zio Renato.
Costui (1506-83) nel 1543 diventò presidente del parlamento francese residente in Torino all´epoca dell´occupazione: si vuole che da sua moglie Valentina Balbiano abbia preso nome il castello del Valentino che, in veste diversa dall´attuale, gli apparteneva; egli vendette il castello ai Savoia dovendo partirsene per la Francia nel delicato periodo del regno d´Enrico di Valois, né fu certo all´altezza dell´incarico, se paragonato al predecessore L´Hopital.
Del ramo dei Birago ricorderemo Carlo Ludovico che, nato nel 1657, divenne ciambellano dell´imperatore a Vienna.
Da colonnello a generale a feldmaresciallo del Principe Eugenio, combatté in mezza Europa, partecipando nel 1706 alla liberazione di Torino.
I Birago ebbero in feudo Borgaro (1671) coi Falletti di Barolo nella divisione dell´eredità del conte Ottavio Provana di Druento.
Il primo di Borgaro (1621 - 1710), gentiluomo di camera del principe di Soissons, fu Tommaso Birago.
Tra i suoi cinque figli il primogenito fu Augusto Renato, acquirente del terreno dell´isola Sant´Aimo dal marchese Giovanni Domenico Quadrio di Ceresole e iniziatore (1716) del palazzo di via Carlo Alberto. Avendo perduti piccoli i suoi due figli, adotta Renato Birago di Vische secondo del conte Ignazio Renato di Vische, architetto partecipante dei lavori del palazzo.
Augusto Renato, l´iniziatore del palazzo, era uomo di grande probità e, come tutti i Birago, dotato di iniziativa.
Fu nominato primo protettore dell´Opera della Provvidenza, che, iniziata nel Seicento da una pia dama, fu ricostruita nel 173 da re Carlo Emanuele III; quattro anni dopo ampliata per la generosità del canonico Giuseppe Ignazio di Pamparato, godendo inoltre delle continue sovvenzioni di Augusto Renato di Borgaro, l´Opera divenne tanto nota da scalzare il nome della via, ch´era quello di "Trincotto Grondana" e che diventò della Provvidenza", tale rimanendo sino alla fatale data del 20 settembre 1871. Augusto Renato morì nel 1744 e il suo adottato Renato di Vische (1721-1783) diventò conte di Birago nel 1733.
Come il padre naturale, anche Renato divenne architetto: a lui si devono i Quartieri Militari di via del Carmine e il bel palazzo Costa di Trinità, in via San Francesco da Paola angolo piazzale Valdo Fusi. Egli ebbe dieci figli, caso raro, tutti maschi. Suo erede fu Luigi Renato, sindaco di Torino nel difficile anno 1796, ma del il Manno, nella genealogia, senza indicare date dà un´unica indicazione: "scialaquatore".
Il Settecento subalpino, sublime connubio d´arte e artigianato, deve all´estrosità e alla capacità gestionale dei Birago l´avventura manifatturiera di Vische: studi, esperimenti di nuove amalgame, fortune, fallimenti, ma soprattutto la bellezza di alcuni loro "pezzi".
La passione dei Birago per l´architettura dei giardini e degli edifici culmina nell´Ottocento torinese con l´acquisto del gran parco collinare detto oggi Villa Genèro e con la costruzione dei due grandi palazzi di via Vanchiglia.
Questi singolari, antichissimi signori (qualcun di loro fu stravagante sino all´estinzione della famiglia) amarono tanto la vita che il loro tono non decadde col decader dei tempi. Rimane l´eco dei fastosi dei balli che nei loro palazzi e nei loro giardini sapevano accogliere col garbo torinese anche i più estranei "foresti".
da Famiglie e Palazzi dalle campagne piemontesi a Torino barocca, Torino, Paravia 1997

 

PIEMONTESI A PARIGI
di Gustavo Mola di Nomaglio
Lungo itinerari tra loro diversissimi si sono riuniti in uno degli angoli più suggestivi di Parigi due antichi personaggi legati alla storia piemontese.
Il nome di Renato di Birago (de Birague) campeggia sulla targa di una breve ma centralissima via che inizia da rue de Rivoli e sfocia nella splendida place des Vosges.
Il cardinale de Birague, presidente del parlamento di Pinerolo durante la cinquecentesca occupazione francese del Piemonte, è rievocato per essere stato gran cancelliere del regno ed uno degli uomini più potenti del suo tempo.
S´inaugurò con lui la serie dei cardinali-ministri che ebbe in Richelieu e Mazzarino i suoi esponenti più celebri.
Negli ultimi metri di rue de Birago si apre la porta di un piccolo e raffinato ristorante, le cui vetrine si affacciano sulla piazza.
L´insegna porta la scritta "Coconas" mentre un volto dipinto rinvia ad un personaggio del passato. Questo nome ai parigini d´oggi dice assai poco.
Una curiosa coincidenza ha riunito qui la memoria di due uomini dal destino diverso ma non privi di punti in comune.
Si conobbero bene; erano italiani ma radicati in Francia dove fecero molto parlare di sé; ebbero un ruolo non marginale nella "Notte di San Bartolomeo, nell´epoca delle lotte che costarono molte vite a cattolici e protestanti; infine appartenevano a grandi famiglie feudali.
Il Birague è ricordato con tutti i crismi dell´ufficialità e con una certa larghezza: altrove anche lapidi e monumenti ne tramandano il ricordo.
Coconas sarebbe invece del tutto dimenticato se non fosse per il ristorante che trae da lui la propria denominazione.
Dietro il nome francesizzato si celava Annibale Radicati, conte di Cocconato, appartenente ad una grande famiglia piemontese.
Nato attorno al 1530, aveva abbracciato assai giovane il mestiere delle armi. Nel 1561 era gentiluomo di bocca di Emanuele Filiberto e capitano di una compagnia di duecento soldati.
Risulta che pochi anni dopo cadde in disgrazia, ma non ne conosciamo il motivo.
Probabilmente aveva a corte nemici potenti che istigavano il principe contro di lui.
Pur proclamandosi vittima di maldicenze non poté più ottenere il favore sovrano e, sul finire degli anni sessanta, passò al servizio del re di Francia, quale capitano di una compagnia di fanti italiani.
Nel maggio del 1569 fu lui a guidare le truppe in aiuto di Dun - Le - Roi, assediata dai protestanti e l´anno seguente si distinse nella difesa di Marenne-en-Saintonge.
Furono però le eccezionali doti di coraggio e abilità dimostrate nell´assedio di La Rochelle del 1573, che gli consentirono di avere relazioni privilegiate e intime con i grandi di corte, con i principi del sangue e di godere del favore reale.
Héléne Michaud, autrice di un cenno biografico che lo riguarda afferma tuttavia che Cocconato era un uomo senza scrupoli e pronto a tradire per denaro i suoi sovrani.
Il suo nome ricorre in effetti in varie congiure che misero in subbuglio la Francia, Nel1573 svolse attività di spionaggio per gli spagnoli, tentando di favorire, contro gli interessi della corona francese, la candidatura al trono di Polonia del moscovita Ivan il terribile. Nel 1574 congiurò per liberare il duca d´Alençon, il più giovane dei fratelli del Re, che era stato arrestato perché sospettato di cospirare con gli ugonotti. Non ebbe fortuna.
La congiura fu scoperta a causa di una spiata e, dopo un breve processo, egli fu dichiarato colpevole del reato di lesa maestà insieme con Bonifacio de La Mole e condannato alla decapitazione.
Andò al patibolo con un a noncuranza che fece dire a re Carlo IX che egli, pur essendo malvagio, era uno degli uomini più coraggiosi del regno.
Il momento finale delle sue avventure rieccheggia in Stendhal, in Le rouge et le noir: la duchessa di Nevers avrebbe preso il lutto per lui e ne avrebbe fatto trafugare il corpo, conservandone la testa, dopo averla fatta imbalsamare.
Come si è visto fu inviso ad Emanuele Filiberto, fu spia degli spagnoli e cospirò contro il Re di Francia.
Qualcuno tuttavia congetturò che egli fosse rimasto fedele ai Savoia e che operasse in realtà a loro favore a danno di tutte le altre potenze.
da Il Sole 24 Ore Nord Ovest di lunedì 3 aprile 2000

 

PALAZZO BIRAGO DI BORGARO
di Maria Luisa Moncassoli - Dario Muzzarini
Nell´isola di sant´Aimo, nel vallo della cinta a levante della Città Nuova, sull´antica contrada degli Angeli, sorse su probabile progetto di Filippo Juvarra nel 1716 il Palazzo Birago di Borgaro.
Fu costruito per Ignazio Renato, architetto e protettore dell´Opera della Provvidenza nel cui castello avrà inizio la famosa manifattura di porcellane detta di Vische.
Il Palazzo torinese esprime la prestanza delle chiare partiture juvarriane nel prospetto con colonne aggettanti che reggono il balcone, nell´ordine gigante delle lesene, nelle ricorrenti cornici marcapiano e, in origine, nella balaustra ornata di statue di cui rimangono solo parti.
Passò poi ai Della Valle, marchesi di Pomaro.
Lo spazio del ricevimento, armonioso, presenta un atrio dalla pianta ovale la cui volta lunettata, sottolineata da eleganti cornici, poggia su colonne doriche rudentate.
Un cancello s´apre su un cortile scenografico con nicchie e statue, sottolineato da un arco a tutto sesto e da ovali ornati con vasi.
Uno scalone di marmo conduce al piano nobile, costituiti da saloni passanti, in origine decorati dal Crosato.
Celebrato per aver dato ospitalità ad ambasciatori e plenipotenziari, all´epoca l´edificio aveva un doppio ingresso che consentiva il libero flusso delle carrozze.
Ristrutturato nel 1989 a cura della Cassa Edile di Mutualità e Assistenza dagli architetti Enrico e Luca Villani di Vercelli, è recentissima proprietà della Camera di commercio di Torino.
da Oltre il portone: gli spazi dell´accoglienza a Torino, 1998, Edizioni Torino Bella, Torino

PALAZZO BIRAGO DI BORGARO POI DELLA VALLE
di Elena D´Agnolo Vallan

Anche questo palazzo era sorto su un lotto dell´isola di Sant´Aimo, situata nella zona del vallo della cinta a levante della città nuova, dove i terreni, di proprietà demaniale, venivano ceduti alle famiglie nobili per la costruzione delle nuove residenze.
La costruzione è di molto posteriore alla previsione urbanistica di Amedeo di Castellamonte. Il conte Birago di Borgaro, acquistato il terreno nel 1716, aveva affidato la progettazione a Filippo Juvarra, non ancora quarantenne e da due anni presente a Torino, dove era stato chiamato da Vittorio Amedeo II per contribuire, con le sue opere di architettura, ad esaltare il potere e a celebrare la notorietà a livello europeo della casa regnante.

La facciata dell´edificio si inserisce come episodio architettonico di qualità emergente nella cortina di via Carlo Alberto, l´antica contrada degli angeli, e ricava maggiore evidenza dall´opposto vuoto edilizio compensato dall´area a giardino del palazzo Dal Pozzo della Cisterna.

La fantasia compositiva di Juvarra è qui contenuta nelle regole che presiedevano alla unitarietà della forma urbana; il carattere nobiliare del palazzo risalta nella tranquilla partitura di pieni e vuoti, concentrata sul portale di ingresso, con colonne aggettanti a sostegno del balcone, e inquadrata dall´ordine gigante delle lesene e dalla ricorrenza orizzontale delle cornici marcapiano. Al disopra dell´elaborato cornicione, a coronamento dell´intera facciata, esisteva in origine una balaustra ornata di statue, di cui rimangono solo le parti laterali.

La dimensione contenuta dell´andito di ingresso prepara alla sequenza scenografica successiva; l´atrio rettangolare, vasto e ritmato da colonne scanalate è coperto da una lunga volta sostenuta da grandi lunette; una serliana lo separa dal cortile, chiuso da basse fiancate in curva sovrastate da balaustra continua; dietro al fondale, con fontana e statua, si sviluppava il cortile per le carrozze, raggiungibile in origine da un percorso indipendente. A sinistra dell´atrio un ampio scalone a gradini di marmo porta al piano nobile, mentre una scala minore, situata sul lato opposto, disimpegna gli altri piani; la distribuzione interna al piano nobile rispetta lo schema a saloni passanti. La balconata continua che taglia il fronte interno è stata aggiunta in periodo posteriore.

Della decorazione interna, cui aveva lavorato anche Giovanni Crosato, rimangono solo pochi resti. Nonostante i passaggi di proprietà e gli adattamenti ad alloggi ed uffici, l´immagine del palazzo ha tuttavia conservato l´impronta aulica che ne segnala la qualità.

da Famiglie e Palazzi dalle campagne piemontesi a Torino capitale barocca,1997, Paravia, Torino a cura di Francesco Gianazzo di Pamparato

 

50 LUOGHI DEL BAROCCO A TORINO
a cura dell´Associazione Torino Città Capitale Europea
L´edificio, il cui fronte è rivolto verso il giardino di Palazzo Cisterna, è una delle prime realizzazioni torinesi di Filippo Juvarra: come nel caso della coeva residenza dei Martini Cigala, l´opera gli consentì di sperimentare il tema della grande residenza nobilliare.
Costruito a partire dal 1716, il cortile presenta un cortile d´onore scenografico, con eleganti fondali curvilinei.
I bassi fabbricati svolgono la funzione di schermo degli spazi di servizio posti a lato, raggiungibili da androni carrai laterali.
Le lesene della facciata pongono in risalto i settori corrispondenti ai tre portali. Il cornicione è ornato da balaustre coronate da statue, provenienti forse dai giardini della reggia di Venaria Reale e donate nella seconda metà del Settecento al conte di Borgaro.
Fino al secolo scorso era possibile ammirare all´interno gli affreschi del Crosato, artista di fama internazionale attivo presso la corte sabauda.
da 50 Luoghi del Barocco a Torino

 


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