Sei in Aggiornato il: 28 Ottobre 2015

Marcatura temporale

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La marcatura Temporale è uno strumento informatico, con valenza giuridica, relativamente recente. Essa permette di attribuire ad un documento, o a più documenti contenuti in unico file, firmato digitalmente dal suo autore, una data ed un’ora certe, relativamente alla sua esistenza.  La norma che ha introdotto in ambito giuridico la marcatura temporale è il D.P.R. n. 513/1997, che all’art. 1, lettera i, definisce la validazione temporale come “… il risultato della procedura informatica, con cui si attribuiscono, ad uno o più documenti informatici, una data ed un orario opponibili ai terzi”. Da allora diversi sono stati i testi legislativi che hanno provveduto a preparare ed elaborare un sistema informatico sicuro e protetto per la conservazione degli atti informatici, firmati digitalmente, ai quali sia stata apposta la marca temporale. Così tra gli altri, il D. Lgs. n. 82/2005 (Codice dell’Amministrazione Digitale - aggiornato di recente dal D. Lgs. 14 marzo 2013, n. 33) ed il D.P.C.M. 30 marzo 2009 hanno permesso un crescente ricorso a questo strumento giuridico, per determinare, o meglio, per certificare il preciso momento dell’esistenza di un documento informatico.

Validità nel tempo

La Marcatura Temporale è il risultato di una procedura informatica che permette di abbinare ad un documento informatico, firmato digitalmente, data e ora certe attestanti il preciso momento della sua esistenza, caratteristica del documento opponibile ai terzi, a condizione che data ed ora siano state apposte in conformità alle regole tecniche sulla validazione temporale (D.P.C.M. del 30 marzo 2009 e 22 febbraio 2013), come richiesto dalla norma (D.Lgs. n. 82/2005, art. 20, c. 3).

La sua apposizione soddisfa l’esigenza di dare validità nel tempo ai documenti informatici sottoscritti con firma digitale. Cioè, essendo limitata la validità temporale del certificato di sottoscrizione insito nel dispositivo di firma digitale (in genere fino a tre anni), alla sua scadenza il documento rischierebbe di non essere più valido. Invece, se allo stesso viene apposta la marca temporale (digital time stamp), si rimedia a tale difficoltà, mantenendo così la validità e l'efficacia del documento nel tempo.

Il certificatore qualificato

Come già detto l’apposizione della Marca Temporale e la sua validità, sono condizionate al rispetto di specifiche tecniche rigorose, previste dalle norme (in particolare dal già citato D.P.C.M. 30 marzo 2009), che devono essere adottate dal Certificatore Qualificato, soggetto preposto a tale funzione.

Esso quale soggetto terzo ed imparziale, depositario di pubbliche funzioni, identificato anche come Terza Parte Fidata, in quanto soggetto abilitato a prestare il servizio di apposizione della marca temporale, deve risultare preventivamente iscritto nell’apposito elenco, tenuto dall'Agenzia per l'Italia Digitale.

Le marche temporali possono essere richieste, in qualunque momento, una ad una o a lotti, direttamente presso qualsiasi Ente Certificatore accreditato presso l'Agenzia per l'Italia Digitale.

Aspetti tecnici e procedimento di marcatura

Per eseguire la procedura di validazione temporale, oltre alla marca ed alle credenziali personali d'accesso del soggetto richiedente, è necessario possedere il software di firma e verifica della stessa (ad esempio DiKe di InfoCert o altro fornito dal proprio Ente Certificatore), che oltre ad inoltrare la richiesta di marcatura del file, ne permette anche la verifica immediatamente dopo la validazione temporale.

Dal punto di vista tecnico la marca temporale, similmente ad una firma digitale, consiste in un piccolo file informatico, contraddistinto da un proprio titolo identificativo, che può essere conservato unitamente al documento oppure separatamente, dato che è ad esso collegato univocamente dall’impronta informatica identificativa del file cui si riferisce, appositamente creata durante la procedura di marcatura secondo le regole tecniche imposte dalla norma.

Il suo contenuto è composto da tre elementi essenziali:

  1. l’impronta identificativa del file cui si riferisce, cioè una sintesi digitale di dimensione fissa, che lo rappresenta in modo univoco;
  2. la data e l’ora di validazione temporale;
  3. la firma digitale dell’Ente Certificatore che ha proceduto alla validazione.

In pratica l’operazione di marcatura e della relativa validazione temporale, si svolge in via telematica, mettendo in connessione il computer dell’utente con quello dell’Ente Certificatore.

Utilizzando l’apposito software, ottenuto dallo stesso Ente Certificatore, il richiedente seleziona il file su cui apporre la marca temporale. Quindi con lo stesso programma genera la richiesta di validazione. Questa viene inoltrata al servizio di marcatura del proprio Ente Certificatore che, senza diretto intervento umano, in maniera automatica, prima genera l’impronta informatica univoca e sintetica del documento originario, poi appone la marca temporale, e quindi la sottoscrive con firma digitale del Certificatore, infine restituisce il relativo file al richiedente, contrassegnato dall’ulteriore estensione m7m.

A questo punto il richiedente, se lo ritiene opportuno, con lo stesso programma può procedere alla verifica della validazione temporale apposta sul documento richiesto.

Un esempio tipico del ricorso a questa’applicazione, per il Registro delle imprese, è il deposito del trasferimento di quote di srl, per atto tra vivi, eseguito dal professionista incaricato.

Ai fini del suo valore legale, quest’atto deve avere i seguenti presupposti e requisiti:

  • deve nascere come documento informatico (cioè creato direttamente al computer e NON derivante da scansione di originale cartaceo);
  • deve essere convertito in un formato di file non modificabile (PDF/A);
  • deve essere firmato digitalmente solo da tutti i soggetti contraenti;
  • contestualmente all’ultima firma digitale, deve essere apposta la marca temporale (data ed orario certi opponibili ai terzi).

  

     file creato in word trasformato in pdf a e marcato temporalmente

 


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