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Legalità, etica, correttezza: si parte dalle nuove imprese

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Comunicato del 06/02/2017

L’economia sommersa e illegale vale in Italia 211 miliardi di euro.
Per contrastare il fenomeno a livello locale, la Camera di commercio di Torino dà il via oggi ad un nuovo “Servizio Legalità”, rivolto espressamente a nuove imprese e start up.

Si è svolto questa mattina a Torino Incontra il convegno organizzato da Camera di commercio di Torino, Procura della Repubblica e Libera Piemonte sul tema della legalità di impresa. L’incontro, a cui è seguita una tavola rotonda con i rappresentanti delle principali associazioni di categoria nazionali e locali, è stato anche l’occasione per presentare il nuovo “Servizio Legalità” della Camera di commercio di Torino, da oggi a disposizione delle nuove imprese del territorio.

Sappiamo che l’economia illegale è un danno per tutta la sana imprenditoria ed è un freno alla crescita e alla competitività del territorio nel suo complesso. Per questo come Camera di commercio un anno fa abbiamo iniziato un percorso di formazione e approfondimento su questi temi, che oggi possiamo mettere a disposizione delle nostre imprese - ha spiegato Vincenzo Ilotte, Presidente della Camera di commercio di Torino. - Ci rivolgiamo espressamente ai nuovi imprenditori, perché vogliamo intervenire e fornire consulenza gratuita, in collaborazione con gli Ordini professionali, proprio nella delicata fase di impostazione del business e avvio dell’attività, per mettere le basi ad una crescita solida, duratura e trasparente”.

Come ribadito già un anno fa da Armando Spataro, Procuratore Capo della Repubblica presso il Tribunale di Torino: “Il mondo dei diritti non obbedisce al mercato. La magistratura non può, per sensibilità politica e ragioni di opportunità, considerare come primarie le esigenze del mercato delle imprese e trascurare, ad es., il primato del diritto alla salute, ma anche, a garanzia dell’eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, il principio di obbligatorietà dell’azione penale. È invece necessario che il magistrato consideri ogni conseguenza del proprio agire, che accresca a tal fine la sua competenza specialistica, che consideri le ragioni di tutte le parti in causa”.

Secondo Maria Josè Fava, Referente Associazione Libera Piemonte: “Un’economia basata sull’etica, sulla legalità democratica che costruisce giustizia sociale, diritti e opportunità per tutti, che contrasta la cultura mafiosa e le pratiche corruttive è uno strumento importante per la lotta alle organizzazione criminali di stampo mafioso nel nostro paese”.
 

Il nuovo Servizio Legalità della Camera di commercio di Torino

Si tratta di un punto di accoglienza dedicato alle nuove imprese e start up, per dare una prima assistenza e promuovere l’adozione dello strumento del kit legalità. Spesso impegnati sui tanti fronti, infatti, i neo imprenditori corrono il rischio di tralasciare in fase di avvio aspetti che, se non presidiati, possono minare la solidità dell’attività.

Il kit legalità, realizzato in un anno di incontri con esperti e testimoni di impresa, coordinati dal Comitato Scientifico composto da Edoardo Andreoli, Giovanni Catellani e Mario Montalcini, raccoglie in un volume tutte le informazioni sui vari aspetti normativi in materia di:

  • ambiente
  • autorizzazioni amministrative e rapporti con la PA
  • contraffazione alimentare e non
  • credito e finanza
  • sicurezza sul lavoro e regolarità contributiva.

Oltre alle informazioni, il kit legalità propone un codice etico e un modello organizzativo semplificato, espressamente pensato per le attività in fase di avvio, in ottemperanza con le indicazioni del D.Lgs. 231/01 sulla responsabilità d’impresa. Essere conformi al modello 231/01 non è obbligatorio, ma rappresenta un’importante opportunità perché permette di avere una maggiore chiarezza organizzativa all’interno dell’azienda, una migliore cultura dei rischi su tutte le operazioni commerciali, una selezione più rigorosa e conveniente dei fornitori, una rafforzamento delle misure di sicurezza, oltre che una più efficace e trasparente immagine aziendale nei confronti dei terzi.

Dopo un primo contatto con il Servizio Legalità, alle start up che vorranno intraprendere il percorso sarà fornito gratuitamente il kit. In seguito le imprese potranno anche avvalersi, sempre gratuitamente, di una serie di consulenze gratuite, grazie alla collaborazione con gli Ordini professionali (dottori commercialisti e esperti contabili, consulenti del lavoro, avvocati), secondo le necessità che si presenteranno via via. ​www.to.camcom.it/legalità
 

Economia “non osservata” nei conti nazionali
Fonte Istat - Italia

Secondo gli ultimi dati Istat, usciti nell’ottobre 2016 ma relativi al PIL 2014, l'economia non osservata (sommersa e derivante da attività illegali) vale 211 miliardi di euro, pari al 13% del Pil. Di questo valore, quello generato dalla sola economia sommersa ammonta a 194,4 miliardi di euro (12,0% del Pil), mentre quello connesso alle attività illegali (incluso l'indotto) a circa 17 miliardi di euro (1% del Pil). Fra il 2011 e il 2014 il peso sul Pil dell'economia non osservata è passato dal 12,4% al 13,0%. L'incidenza sul valore aggiunto dei flussi generati dall'economia sommersa è particolarmente elevata nei settori dei servizi (33,6% nel 2014), del commercio, trasporti, attività di alloggio e ristorazione (25,9%) e delle costruzioni (23,5%). Il valore aggiunto generato dall'economia non osservata nel 2014 deriva per il 46,9% (47,9% nel 2013) dalla componente relativa alla sotto-dichiarazione da parte degli operatori economici. La restante parte è attribuibile per il 36,5% all'impiego di lavoro irregolare (34,7% nel 2013), per l'8,6% alle altre componenti (fitti in nero, mance e integrazione domanda-offerta) e per l'8% alle attività illegali. Il peso della sotto-dichiarazione sul complesso del valore aggiunto prodotto in ciascun settore assume dimensioni importanti nei servizi professionali (17,5% nel 2014), nel commercio, trasporti, alloggio e ristorazione (13,8%) e nelle costruzioni (13,2%). All'interno dell'industria, l'incidenza risulta marcata nelle attività economiche connesse alla produzione di beni alimentari e di consumo (8,3%) e contenuta in quelle di produzione di beni di investimento (2,7%). La componente di valore aggiunto generata dall'impiego di lavoro irregolare è particolarmente rilevante nel settore dei servizi alle persone (23,3% nel 2014), dove è principalmente connessa al lavoro domestico, e nell'agricoltura, silvicoltura e pesca (16,3%). Nel 2014 le unità di lavoro irregolari sono 3 milioni 667 mila, in significativo aumento sull'anno precedente (rispettivamente +180 mila e +157 mila). Il tasso di irregolarità, calcolato come incidenza delle unità di lavoro (ULA) non regolari sul totale, è pari al 15,7% (+ 0,7 punti percentuali rispetto al 2013). Risulta particolarmente elevato nel settore dei servizi alla persona (47,4% nel 2014, 2,4 punti percentuali in più del 2013), seguono a grande distanza l'agricoltura (17,5%), il commercio, trasporti, alloggio e ristorazione (16,5%) e le costruzioni (15,9%). (www.istat.it/it/archivio/191377)

 


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